Adesso è il turno del piddino

Fontana, 2009
Courtesy Zerocalcare, illustrazione per poster in occasione dell’anniversario della strage di Piazza Fontana

L’anima di Giuseppe Pinelli consegnata alla memoria condivisa

Diventa sempre più chiaro, se ancora vi fossero dubbi, il disegno di riscrizione della storia che anima la Catena musicale per Pinelli. Basti leggere ciò che scrive Marco Campione, già collaboratore per i governi Renzi e Gentiloni. Articolo che non linkeremo per non dare visibilità all’ennesima propaganda di riappacificazione.

Nel tentativo di fare “una riflessione su come nel nostro paese si faccia ancora fatica ad avere una memoria condivisa sugli anni di piombo, sulla strategia della tensione, su molti episodi degli anni Settanta”, Campione attacca gli anarchici del Ponte della Ghisolfa, colpevoli di non aver aderito alla Catena organizzata dalle figlie e dalla moglie di Pinelli e di ragionare “esattamente come coloro che in quegli anni dicevano che siccome gli anarchici mettevano bombe, certamente la bomba della banca era una bomba anarchica”. Quindi, Campione assolve gli anarchici da ogni responsabilità della strage di Piazza Fontana, ma lancia comunque nell’etere un assioma (e le parole, una volta scritte, rimangono): “gli anarchici mettevano bombe”. Scorretto e fuorviante, così come scorretto e fuorviante è il voler accostare e accomunare anni di piombo e strategia della tensione.
Per Campione, gli anarchici del Ponte si sarebbero macchiati di una colpa grave: aver preso le distanze da un’iniziativa che vede tra i suoi aderenti Manlio Milani. Ecco cosa scrive: “Nel 2011 Manlio Milani decide di partecipare ad un convegno di Casa Pound a Roncadelle, perché se presiedi un’associazione di famigliari delle vittime di una strage e ti invitano a parlare di quella strage tu ci vai, anche se a farlo è Casa Pound”.
No!
Scegliere di non partecipare ad un incontro con l’estrema destra è non solo un diritto, ma anche un dovere. Per gli anarchici (ma penso dovrebbe esserlo per chiunque si dichiari antifascista) è inammissibile accettare un confronto con Casa Pound, perché ciò significa sdoganare il fascismo, attribuendogli quella legittimità culturale che si riconosce ad un interlocutore.
Continua Campione: “La cosa che mi inquieta è che a distanza di così tanti anni ci possa essere qualcuno che non capisca come una memoria condivisa su quegli anni non può che passare da atti come quello di Milani, come la scelta delle figlie di Pinelli di ricordare il padre in modo non canonico… Mi sono convinto che la mancanza di una memoria condivisa è parte delle cause che hanno portato a non avere una verità giudiziaria o di averla con molto colpevole ritardo… Se non c’è memoria condivisa non può esserci verità. Hanno ragione i promotori della catena musicale: la nostra memoria può rendere migliore la nostra democrazia”.
L’inquietudine di Campione, quindi, deriva dal fatto che ci siano persone come gli anarchici del Ponte che non accettano l’idea di memoria condivisa perché ritengono non vi possa essere verità nella memoria condivisa; che non accettano che vittime e carnefici vengano posti sullo stesso piano; che non accettano un confronto coi carnefici semplicemente perché un carnefice non può essere portatore di alcuna ragione o verità, semplicemente perché da un carnefice li separa una distanza abissale.
Spettacolare poi è l’acrobazia “culturale” con la quale si cerca di addossare le colpe della mancata verità giudiziaria, non allo Stato, unico detentore in democrazia della forza e della giustizia, ma a chi, come il ponte, non accetta passivamente la stretta di mano con chi ha tentato di ucciderti e difatto continua a farlo.
Dimentica Campione che se oggi si può parlare di una verità diversa da quella giudiziaria è proprio grazie a chi non ha mai stretto quella mano, compagni, ma anche giornalisti, realtà e individualità democratiche, che caparbiamente ha portato avanti inchieste e hanno svelato il disegno eversivo.

Bisogna leggere fino in fondo l’articolo di Marco Campione, in primis dovrebbero farlo quei compagni che hanno aderito alla catena musicale senza alcuno spirito critico, perché ognuno è responsabile delle azioni che compie, anche di quelle che compie magari in buona fede, e perché non è sufficiente cantare a squarciagola o suonare uno strumento in piazza per autoassolversi dalla responsabilità di partecipare passivamente ad un’operazione “culturale” pericolosa.
Prosegue Campione: “Oggi ci separano dalla strage del 12 dicembre più o meno gli stessi anni che ci separavano dalla Resistenza quando io mi stavo diplomando e mi rendo conto che sul terrorismo e la strategia della tensione si dicono le stesse cose… siamo ancora qui a ripetere gli stessi errori, la stessa incomunicabilità. Oggi la Resistenza, le ragioni del conflitto bellico e della sua fine, non sono più oggetto di scontro, ma non perché siano stati consegnati alla memoria condivisa, bensì perché sono stati rimossi… Anche l’ultima polemica… mi riferisco a quella sulla risoluzione del Parlamento europeo: solo in Italia, solo ‘da sinistra’ (avete forse letto dichiarazioni indignate degli eredi del Msi o di Forza Nuova per essere stati accostati allo stalinismo?) si sono levate le proteste. Anche qui nessuna memoria condivisa… Temo che lo stesso rischio lo corriamo per i cosiddetti anni di piombo. Passeremo da non condividere una memoria ad archiviare come se nulla fosse successo… Perché nessuno accetta di leggere un barlume di verità nella verità dell’altro… Si preferisce nessuna verità ad una verità che non corrisponda alla lettura ideologica che ne abbiamo dato in gioventù… Il cattivo del film cambia (i fascisti, lo Stato) ma l’incomunicabilità è la stessa. Pure adesso che la guerra è finita”.
Difronte a queste parole deliranti, ma allo stesso tempo lucide perché si vede in filigrana il progetto di omologazione del pensiero che le sottende, mi sento orgogliosa di far parte di quel gruppo di anarchici del Ponte della Ghisolfa che, al contrario di ciò che sostiene Campione, non archiviando proprio nulla, perché gli anarchici (alcuni, non tutti, ormai è il caso di dirlo) non dimenticano, non accettano di vedere un barlume di verità nella verità dei carnefici di turno e soprattutto non ritengono che la guerra sia finita finché esisteranno sfruttamento e ingiustizie sociali.
La conclusione dell’articolo poi è semplicemente surreale, se si pensa che l’accusa è rivolta ad un circolo all’interno del quale militano compagni che da più di quarant’anni portano avanti caparbiamente la campagna in difesa della verità sulla strage di Stato, l’assassinio di Pinelli e l’innocenza di Valpreda: “Piuttosto che mettere da parte la propria ansia di distinguersi, di accreditarsi come unici portatori del Verbo, della Memoria (in questo caso di Pino Pinelli) si preferisce starsene chiusi nel proprio circolo (reale) o bolla (virtuale) anche a costo di aspettare che semplicemente non se ne parli più. Così moriremo felici del fatto che nessuno ci ha mai contraddetti. E chi se ne frega se non ci sarà alcun patrimonio condiviso sul quale i nostri figli potranno costruire il loro futuro”.
Mi piace pensare che Pino Pinelli, l’anarchico Pinelli, non si rispecchierebbe affatto in queste parole. Mi piace pensare che se potesse non canterebbe a squarciagola le lodi della memoria condivisa. Qualcuno è responsabile di averne svenduto idee e valori.

Spiace molto constatare come le figlie di Giuseppe Pinelli ci tengano a rilanciare dai loro social lo scritto di Campione, sdoganando di fatto colpevolmente la tesi della riappacificazione.

Strage di stato: le prossime iniziative

Ricordare tutto, ricordare tutti. La memoria è un bene comune.

Di seguito la lista delle prossime iniziative e anche i link ai singoli eventi con aggiornamento delle adesioni.

28 novembre ore 21 @ viale Monza 255 – circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa

Pietro Valpreda. Memoria, passione, poesia. Ricordare tutti!Pietro Valpreda. Memoria, passione, poesia. Ricordare tutti!

In occasione del cinquantesimo della strage di stato, vogliamo ricordare Pietro Valpreda, accusato ingiustamente di essere l’autore dell’attentato alla Banca dell’Agricoltura, in un modo speciale: presenteremo il primo dei suoi libri “Tre giorni a luglio. Tri di a lüi”, un romanzo noir uscito nel 1997 e che viene oggi ristampato per le edizioni “La vita felice”; avremo il piacere di ospitare Olmo Losca che ci farà ascoltare le sue poesie sociali e quelle composte da Pietro, ci saranno anche gli interventi di Mauro Decortes del Ponte nonchè animatore della campagna Valpreda e Saverio Ferrari dell’Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre.
Ci sarà anche Pia Valpreda.
Qualcuno vorrebbe far dimenticare Valpreda o farlo diventare un personaggio secondario, aiutando così, magari inconsapevolmente, qualcun’altro a insinuare dubbi sulla sua estraneità alla strage.
Noi continueremo a difendere la memoria. La memoria è un bene comune.
E’ molto importante che questa iniziativa, come quelle del corteo del 12 dicembre alle 18 da Piazza Fontana e la serata del 15 dicembre al Leoncavallo, abbiano una buona partecipazione. Aiutateci a difendere la memoria!
P.S.
Ci sarà anche della musica ( a sorpresa ) e anche un’altra sorpresa…..
Vi aspettiamo alla Sala Pinelli del Ponte!!

Evento: link

8 dicembre @ viale Monza 255 – circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa

Proiezione "12 pasolini"Proiezione “12 dicembre”

«Ci ho lavorato, l’ho montato io, ho scelto io le interviste ma non ho messo la regia, perché gli avvocati che l’hanno visto mi hanno detto che era pericolosissimo, che mi avrebbero messo in prigione. E allora abbiamo trovato una formula per cui il mio nome ci fosse, perché chi voleva capire capisse, ma formalmente non potessero procedere contro di me», racconta Pasolini parlando del suo film.
Questa era l’atmosfera nel ’69, questo il livello repressivo messo in campo dallo stato per contrastare l’animo rivoluzionario che serpeggiava fra le persone. Questo è parte di quanto la rimozione di questi giorni, vuole cancellare dalla memoria e far passare alla storia come un brutto episodio dove i familiari piangono i loro cari (vittime o carnefici che siano) uniti insieme dal dolore.
Il film restituisce bruscamente il bianco e il nero di un tempo che sembra ora lontanissimo, come ciò che è finito, ha perduto, si è messo da parte: ed è stato rimosso. Un’inchiesta, un documentario che parla del lavoro e della società e che attraversa, con i suoi morti, i suoi problemi.
Nel DVD oltre al film ci sono extra video 50 minuti di filmati inediti in assoluto di cinema militante degli anni ’70 commentati con una selezione di Canzoni del proletariato di Lotta Continua. Inoltre nel cofanetto c’è una nuova edizione aggiornata del libro “Il malore attivo dell’anarchico Pinelli”, a cura di Adriano Sofri. Con scritti, tra gli altri, di: Licia Pinelli, Goffredo Fofi e Mauro Decortes del Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa.

Proiezione con intervento di Mauro Decortes

Evento: link

12 dicembre ore 11 @ via Bergamini angolo via Larga

Saverio SaltarelliSostituzione Lapide Saverio Saltarelli

Il 12 dicembre sostituiremo la lapide di Saverio Saltarelli ucciso durante gli scontri in occasione del primo anniversario della Strage di Stato in accordo con i familiari e i suoi compagni di lotta, La lapide rispetterà la sua identità di comunista internazionalista.

Evento: link

12 dicembre ore 18 @ Piazza Fontana

corteo 12 dicembre 2019Corteo partigiano a 50 anni dalla strage di Stato.

Dalle ore 18:00 musica dal vivo, filmati e sorprese. A seguire corteo.

In vista della manifestazione per la strage di stato il riferimento alla memoria storica e alla sua difesa compare sempre.
Sarebbe però meglio chiarire di quale memoria stiamo parlando.
La memoria dei fatti? La memoria che racconta che lo stato democratico ha ammazzato Pinelli? La memoria di parte, della parte delle vittime?
O un’altra memoria? Quella che sembra emergere dai comunicati/appelli letti finora parla di uno stato bifronte: una faccia che organizza e partecipa alla costruzione della strategia della tensione, individua in alcuni anarchici capri espiatori dei loro crimini, commissiona stragi, omicidi… che perpetua nel presente la sua natura oppressiva: lo stato di Genova 2001, della TAV, di EXPO, dei CPR, dei decreti sicurezza, degli omicidi sul lavoro, degli emarginati fuori dalla logica del mercato e/o dal mercato sfruttati, del DASPO che pure a Milano si applica tra il compiacimento di alcuni e qualche mal di pancia di altri, la Milano la cui amministrazione erode lo spazio a verde (piazza d’armi) per cementificare (salvo poi scattare qualche selfie greenwasher), l’amministrazione che regala quartieri alla speculazione edilizia, che aumenta i biglietti ATM aumentando così il divario fra poveri e ricchi, l’amministrazione che fa della città un terreno da svendere ai grandi eventi come le olimpiadi e che spinge fuori da ogni quartiere i precari, i migranti ed ogni persona che non rende appetibile e “bello” il territorio. La famosa “riqualificazione”.
E l’altra faccia che va assolta, ingenua, ignara che si rifà ai principi della carta costituzionale e che per oltre 20 anni non individua responsabili se non quelli indicati dall’altro se stesso e non è mai capace di condannare i reali colpevoli ( individuati fuori tempo massimo ) e tanto meno se stesso?
Uno stato bifronte a cui si chiede giustizia?
Con chi dovremmo condividere la memoria?
Questa domanda se la dovrebbe porre chiunque. Anche e soprattutto chi afferma di riconoscersi nei valori della costituzione repubblicana dovrebbe domandarsi quale sia il reale volto dello stato.
A nostro parere, indipendentemente dalla propria opinione politica, è importante prendere le distanze da qualunque iniziativa di ammorbante pacificazione all’equiparazione tra vittime e carnefici, così come è importante esprimere contrarietà anche solo ad ogni ipotesi di abbraccio o stretta di mano con rappresentanti di quello stato che fa sistematicamente morire persone nei mari, nei deserti, nei territori liberati e resistenti, ma anche nei luoghi di lavoro, nelle carceri e sui marciapiedi delle città, gettando così la maschera del suo formalismo giuridico e disvelando infine la sua sostanziale ed effettiva disumanità.
Solo così la memoria sarà difesa e preservata e solo così si potrà dare un contributo alla costruzione di un futuro migliore che potrà arrivare solo da una ripresa del conflitto sociale che con la strategia della tensione lo stato ha voluto affossare.
E per concludere un’ultima considerazione sulla memoria: la lapide a Pinelli (quella di parla di Pinelli morto e non ucciso) fatta apporre dal comune diversi anni fa accanto a quella autentica, è ancora lì a testimoniare l’ambiguità e da doppiezza del potere. A 50 anni da Piazza Fontana ne sarebbe auspicabile la rimozione.

Evento: link

15 dicembre ore 21 @ Leoncavallo

15 dicembre pinelli assassinato valpreda innocente la strage è di statoPinelli assassinato Valpreda innocente la strage è di stato

…E AD UN TRATTO PINELLI CASCÒ

DIAMO UN FUTURO ALLA MEMORIA
Nel cinquantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana, dell’assassinio di Pinelli, dell’incarcerazione degli innocenti Valpreda, Roberto Gargamelli, Borghese, Mander, Bagnoli e costretto all’esilio Enrico Di Cola, incontriamoci per dare ancora un futuro alla memoria, per ricominciare a tessere quei legami e quelle relazioni che rendono possibile la lotta per una vita migliore. Perchè, non dimentichiamolo, la strage è servita a bloccare chi voleva una profonda trasformazione sociale e politica. È per questo che è necessario rifiutare ogni condivisione della memoria tra vittime e carnefici. Tra chi lottò per la vita e chi insanguinò, e continua ad insanguinare, questo paese.

Interventi poetici di Olmo Losca

Interventi musicali di

Intervento teatrale di Ascanio Celestini

e poi interventi di

Verrà inoltre proiettata una parte di “12/12 – Piazza Fontana” un documentario Matteo Bennati e Maurizio Scarcella

Per la buona riuscita dell’evento vi chiediamo di darci una mano: condividetelo e invitate gli amici, fate girare la voce!!
L’evento è in continua evoluzione altri contribuiti si aggiungeranno sicuramente, rimanete in contatto!

Evento: link

2019 11 20 Girotondi, musicarelli, il 12 dicembre e gli anarchici di Enrico Di Cola

In queste ultime settimane alcuni compagni mi hanno chiesto quali conseguenze avrà, secondo me, la frattura creatasi all’interno del movimento anarchico dopo la presa di posizione del Ponte della Ghisolfa di non aderire all’iniziativa dei familiari di Pino Pinelli. Come si sa io e gli anarchici dell’ex 22 Marzo – anche come Associazione Pietro Valpreda/Gli anarchici per la verità sulle stragi – abbiamo già aderito e condiviso a livello politico la posizione del Ponte su questo tema. Qui vorrei spiegare meglio il perché e cosa penso avverrà in futuro. Prima di farlo vorrei però proporvi la lettura della recensione di un libro appena dato alle stampe dalle edizioni eleuthera, che mi sembra già fornisca parte della mia risposta.

“La strategia dell’emozione” di Anne-Cécile Robert

Commuoversi è più facile che pensare, come dimostra l’uso del like nei social network, simbolo del potere sproporzionato che viene oggi attribuito alle emozioni nel determinare il vero e il falso: basta un click e il dibattito è finito, la verità rivelata. E così la società disimpara a pensare collettivamente e perde una dopo l’altra le sue difese immunitarie contro la manipolazione e la credulità.

L’oceano emotivo che ha travolto la nostra società sta progressivamente erodendo lo spazio sociale e politico marginalizzando lo spirito critico e la ragione stessa. Se è vero, come ha detto Hegel, che «nulla di grande può essere realizzato senza passione», questo impero dell’emozione, che depoliticizza gli eventi concentrandosi sugli effetti e non sulle cause, sta minando la capacità dell’individuo di scegliere, decidere, conoscere. Col fazzoletto in mano, l’individuo si abbandona a una facile emotività che lo depotenzia, mentre «coloro che sanno», gli «adulti» che detengono il potere, si occupano di mandare avanti il mondo. Una strategia ben congegnata che riduce i cittadini a uno stato di subalternità infantile neutralizzando ogni spirito di rivolta. Questo controllo sociale giocato sul registro emozionale, di cui si analizzano le manifestazioni più deleterie come il narcisismo compassionevole da social network o l’ossessione mediatica per le breaking news, sta mettendo a rischio la nostra vita democratica. Ed è per questo che l’autrice ci invita – senza fare sconti a nessuno, a cominciare dalla stampa – ad asciugarci le lacrime e tornare a quello spirito critico che, solo, può salvare la democrazia.”

Sia pur con le necessarie e dovute differenze del caso, mi sembra che in questo libro si colga un aspetto importante della discussione in atto: ci ricorda infatti che “Commuoversi è più facile che pensare”, ma mette in risalto come l’ “impero dell’emozione, che depoliticizza gli eventi concentrandosi sugli effetti e non sulle cause, sta minando la capacità dell’individuo di scegliere, decidere, conoscere”.

Al di fuori di quanto si dice in giro, se si vuol davvero essere informati e quindi prendere posizione in modo cosciente e non basandosi solo sui sentimenti (sia pur forti e di cui tener conto) mi sembra che il testo con cui i compagni del Ponte della Ghisolfa convocano un’assemblea per organizzare il corteo del 12/12 faccia non solo chiarezza, ma sgomberi il campo da ogni dubbio su di cosa stiamo veramente parlando e perché i compagni dovrebbero prendere una posizione politica che sia coerente con la nostra storia. Vediamo cosa dicono:

Assemblea per il corteo partigiano del 12/12

Come alcuni o molti sapranno, il circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa ha indetto un corteo alternativo a quello organizzato dalla sigla che va sotto il nome di MAAMS (Milano Antifascista Antirazzista Meticcia e Solidale).

Per tanti anni il 12 dicembre ci ha visto coorganizzare in una assemblea cittadina, fra diverse realtà e individualità, le iniziative per rinnovare la memoria della strage di stato, convinti come eravamo e come siamo tuttora, che la strage non fu solo contro gli anarchici, ma contro chiunque esprimesse dissenso e voglia di libertà, allora come oggi.

Per lungo tempo, il corteo del 12 è stato un momento di unità nella diversità: ogni realtà portava le sue parole d’ordine all’interno di una cornice di conflittualità.

Negli ultimi anni, tuttavia, le cose hanno cominciato a prendere una piega che non ci piaceva: come l’anno scorso quando l’iniziativa non doveva essere sottoscritta da tutte le sigle aderenti, ma averne una sola (MAAMS appunto) in nome di una presunta efficacia, a scapito della bellezza della diversità.

Anche quest’anno abbiamo partecipato e cercato di contribuire all’assemblea cittadina per il 12 dicembre. Cercato, appunto. Purtroppo le dinamiche assembleari che si sono palesate ci hanno messo davanti ad un muro (di gomma) dove qualunque nostra istanza (in qualunque forma la si sottoponesse: personalmente in assemblea, via mail alla mailing list, per iscritto e distribuito in assemblea) cadeva nel silenzio, a parte forse un solo commento in quattro assemblee.

Le nostre proposte tenevano ovviamente conto del contesto democratico in cui eravamo e perciò, come tutti gli anni, abbiamo “limato” tutto ciò che poteva risultare fuori luogo in quell’ambito, ma non rinunciando mai a determinati concetti che si possono riassumere in “VALPREDA INNOCENTE, PINELLI ASSASSINATO, LA STRAGE E’ DI STATO” e non eravamo, siamo e saremo disposti a farci imporre una linea di comunicazione politica.

Un muro di gomma che probabilmente nasceva dalla voglia di estromissione, per probabili calcoli opportunistici, del Ponte della Ghisolfa o comunque un forte ridimensionamento politico nell’ambito delle iniziative.

Non vogliamo nascondere neanche che in quella sede abbiamo, sin dal primo incontro, manifestato la nostra contrarietà all’iniziativa della catena musicale. Non spiegheremo adesso il perchè, per chi ha voglia legga il nostro blog o ci chieda, saremo ben lieti di rispondere in merito.

Tornando all’assemblea, non solo eravamo di fronte ad un muro di gomma, ma questa si dava una linea di comunicazione politica unica (con tanto di reprimenda per chi non la seguiva), faceva sua la catena musicale senza mai palesarlo in assemblea (anzi a giudicare dagli articoli scaturiti dalla conferenza stampa, sembrerebbe essere l’iniziativa centrale) e per finire dichiara la non contrapposizione con la commemorazione del comune. Oltretutto si dice che ci sarà Mattarella (cioè l’attuale rappresentante del mandante della strage di stato) in quei giorni a Milano, che in qualche modo farà la sua testimonianza.

Per questi motivi abbiamo abbandonato l’assemblea ed indetto un’iniziativa alternativa, PARTIGIANA! Un’iniziativa dalla parte delle vittime, che non è disposta a scendere a compromessi con i carnefici, anzi che vorrebbe inchiodare alle responsabilità i carnefici. Un’iniziativa che reclami giustizia. Che conquisti giustizia

A questo corteo hanno finora aderito l’Osservatorio democratico sulle nuove destre Italia, Pavia, Varese e Como, il Leoncavallo, l’Associazione Pietro Valpreda, il Comitato Lombardo Antifascista, la Rete Antifascista di Cologno Monzese e il comitato per la memoria di Saverio Saltarelli.

Per chiarire ulteriormente la nostra posizione, per raccogliere nuove adesioni e per costruire (per quanto sia possibile fare in 3 settimane) insieme l’iniziativa, invitiamo tutte e tutti il prossimo 24 novembre alle 18.00 c/o circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa in viale Monza 255, anche chi in tutti questi anni non ha trovato nell’assemblea cittadina il giusto contesto nel quale esprimersi.

TUTTE E TUTTI.

Venite anche se ci odiate e su facebook ci coprite di insulti per via delle nostre scelte e posizioni. Sarà una buona occasione per chiarirci.

Ovviamente se ci odiate perchè siete fascisti, liberisti ecc ecc avrete il giusto benvenuto 🙂

Dopo aver letto questo testo penso che chiunque (parlo sempre e solo di anarchici ovviamente) abbia aderito ad iniziative diverse da quella dei compagni del Ponte dovrebbe fare un passo indietro e riflettere sulle scelte fatte.

Cosa credo io che avverrà in futuro? Io credo che il “futuro”, sia di già avvenuto e che si tratti di una frattura profonda ed insanabile. Il “domani” sarà esattamente come quello che si vede oggi, con la differenza che gli “avvoltoi democratici” che si sono posizionati con la famiglia di Pinelli, saranno più forti di oggi!

Però questa spaccatura ha un pregio, quello di portare finalmente alla luce due metodi contrapposti di concepire l’anarchismo. L’uno si lega al nostro passato, mette i valori base, i valori etici, politici ed umani al primo posto. L’altro è quello sempre pronto ad ammiccare alla piccola borghesia rossa, disposta ai continui compromessi e persino a rinunciare ai propri ideali per ottenere piccoli benefici compatibili con questo sistema.

Questa divisione è evidente quando guardiamo come si stanno muovendo certi anarchici. Al di fuori delle posizioni del Ponte della Ghisolfa che uno può condividere o meno, mi sembra che tutto sia stato gestito in maniera irresponsabile e poco anarchica. I gruppi, i circoli, le individualità anarchiche (in maggioranza FAI/USI) che avessero voluto essere vicini alla famiglia Pinelli come atto di affetto, avrebbero certamente potuto farlo, però, e qui è un però che pesa come una montagna, allo stesso tempo avrebbero potuto essere solidali con il Ponte (soprattutto quando questi sono stati attaccati dalla stampa borghese) ed aderire ufficialmente anche alle loro iniziative. Vergognoso il loro eterno silenzio ogni qual volta si cerca di screditare ed infangare il compagno Valpreda, sia da parte di squallidi personaggi di tutti i colori politici, ma ancor di più ed in maniera più ferma quando questo fango viene prodotto da uno come Paolo Finzi, che dovrebbe essere un compagno anarchico! Se non si traccia una netta linea di demarcazione tra quello che è consentito fare e dire come compagni, allora vuol dire che si marcia su strade diverse e che bisogna prenderne atto una volta per tutte.

Dopo il ’69, non ho più messo piede al Ponte della Ghisolfa, conosco solamente di nome qualche compagno, però so benissimo il lavoro che il circolo ha svolto in questi 50 anni per mantenere viva la memoria di Pino Pinelli e per la liberazione dei compagni incarcerati prima e della difesa della memoria di Pietro Valpreda poi. E questa è una cosa che non ha prezzo, è un patrimonio per tutto il movimento anarchico. Può essere che a volte anche quelli del Ponte abbiano compiuto scelte più o meno condivisibili. Ma non è questo il punto. Il punto è che la difesa del Ponte oggi, è la difesa di una diga che, se la si lascia tracimare, porterebbe solo fango e distruzione al suo passaggio. E questo è un favore che non possiamo permetterci di fare allo Stato, quello stesso Stato che reprime ed assassina compagni ieri come oggi e contro cui tutti noi combattiamo.

Fonte: stragedistato.wordpress.com