Il giorno delle matite spezzate

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Me la vedo la scena. Me li vedo che entrano nella saletta dove è riunito il comitato di redazione. Penso che fossero seduti. Oppure no. Non ha importanza. Un uomo di ottant’anni, un altro con una capigliatura assurda, due cinquantenni con la faccia da ragazzini, un po’ di umanità varia. Avranno detto al correttore di bozze, un uomo di origine araba, tu sei peggio di loro, tu lavori per questi cani infedeli, sei peggio di loro. Può essere persino che abbiano riso prima di compiere il macello.  Tanto sparavano ad un concetto, non a degli esseri umani.

C’è una tredicesima vittima della strage nella redazione di Charlie Hebdo.
Questa tredicesima vittima si chiama libertà.
Perché è evidente che nelle intenzioni di chi ha pensato, organizzato ed effettuato questo massacro, non c’era soltanto la voglia di ammazzare quei buontemponi di Wolinsky e company ma anche e soprattutto l’idea di fare in modo che tutto si riducesse ad uno scontro tra noi è loro. E ci sono riusciti benissimo. Perché nelle manifestazioni di cordoglio,  nelle fiaccolate, nei “Je suis Charlie” c’è implicito un senso di appartenenza, un richiamo all ovile , quel riflesso pavloviano che ci porta a cercare l’unità nazionale, il compromesso storico di fronte alle minacce o supposte tali.  E un giornale che vendeva appena 50000 copie, ed era per questo sull’orlo della chiusura, diventa per questo il ” nostro Charlie”.

Quanti tra coloro che oggi erano in Place de la Republique, andranno a ingrossare le fila di coloro che già votano per i neofascisti in doppio petto del Front National. Quanti tra coloro che stamattina postavano e retwittavano matite spezzate domani voteranno per la lega o i cinque stelle, e inneggeranno a forni e campi di sterminio?

Perché chiunque siano mandanti ed esecutori una cosa sicuramente l’hanno ottenuta. Riempiranno ancora di più chiese e moschee, dove andranno a rintanarsi i più, in attesa dell apocalisse finale, quel cosiddetto scontro tra civiltà che serve tanto a distrarre le masse dal futuro di sfruttamento che si prospetta per loro.

Perchè se Allah è grande anche Gesu non scherza

Foto e video del 13 e del 15 dicembre 2014

15 dicembre

 

13 dicembre

 

Decortes sul 15 dicembre

Assassinio Pinelli - 15/12/2014

45 Anni fa moriva Pinelli assassinato. Perché quelle bombe il 12 dicembre?
In quegli anni era consapevolezza comune una prospettiva di vita grigia e senza senso. Una società fortemente ipocrita e perbenista veniva attraversata da flussi migratori da sud a nord, dalle campagne alle fabbriche. Il lavoro alla catena di montaggio e in ufficio era totalmente alienante, la condizione femminile subiva la pensante influenza vaticana di forma (impossibile ossigenarsi i capelli piuttosto che vestire calze trasparenti) e le spinte di trasformazione di costume e mentalità giovanile subivano il giudizio snob e inquisitore del pensiero dominante.
C’era una cappa culturale opprimente che ti impediva di vivere una vita consapevole. L’idea di mettersi il gessato grigio e la cravatta diventava asfissiante per una generazione che veniva dai campi e dalle rovine della guerra.
Noi volevamo vivere e reclamavamo l’amore libero, la liberalizzazione delle droghe, l’antipsichiatria…
In questo humus, la contestazione assumeva diverse sfaccettature. Gli anarchici contestavano lo stato come primo responsabile della condizione sociale, ma generalmente la gente reclamava quelli che vennero chiamati i bisogni reali: dalla casa, alle tutele sul lavoro, alla maggiorazione del salario.
Nel ‘69 in Italia scoppia il fermento sindacale. Tutti chiedono di vivere una vita piena e migliore. E’ probabilmente in quel periodo che si fa strada la paura nella borghesia dominante. Contestualmente scoppiano ordigni in tutta Italia, la cui paternità risulta essere ambigua e mai chiara: sebbene fosse, ai più, evidente la matrice nera, non c’era ancora consapevolezza delle possibili collusioni coi servizi.
Quella di piazza Fontana è solo una delle tante bombe in quel periodo, sicuramente però fu la più devastante. Nell’aria si sentiva la puzza di colpo di stato di stampo dittatoriale, visto anche lo scenario internazionale con i colonelli greci e la Spagna di Franco, probabilmente tutti questi ordigni disseminati sul territorio nazionale erano parte di una precisa strategia golpista.
Il 12 dicembre la strage. I servizi segreti di Roma indicavano la pista anarchica alla questura di Milano e poche ore dopo l’esplosione, Pinelli veniva portato in questura. Per 2 giorni e 2 notti venne torchiato fino ad essere assassinato volando dalla finestra. Calabresi era in quella stanza come testimoniato da Lello Valitutti ed è sicuramente il responsabile morale di quello che è accaduto negli uffici.

Le 17 vittime di piazza fontana, l’omicidio di Pinelli e l’ingiusta ed infame incriminazione di Valpreda, Gargamelli, Mander, Borghese e Di Cola rappresentano per la generazione del 68 il gesto più eclatante e spavaldo del potere criminale. Nasce quindi un movimento della società civile che partecipa alla campagna di controinformazione che scava sui retroscena della strage di piazza fontana. Analizza e verifica ogni documento, ogni velina mettendo in evidenza luci, ombre e contraddizioni.
Molto del materiale cartaceo e video è basato su quel lavoro di ricostruzione.

Di seguito alcuni titoli che potrebbero servire ad approfondire:
Petri e Risi “Ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli”
AAVV “Strage di stato” Odradek
Sassano “Pinelli una finestra chiusa” Marsilio
Staiano “La forza della democrazia” Einaudi
Consani “Foto di gruppo di piazza Fontana” Melampo
Sceresini e AA VV “Piazza Fontana noi sapevamo” Aliberti
Pinelli e Scaramucci “Una storia soltanto mia” Feltrinelli
Cederna “Pinelli una finestra sulla strage”
Lucarelli “Piazza Fontana” (DVD e libretto) Einaudi
Calvi e Laurent “Piazza Fontana” Mondadori
Pasolini “12 dicembre” (DVD e libretto) Nda
Orlandi Posti “Il sangue politico” Editori Internazionali Riuniti
AAVV “Bombe di Milano” Rizzoli
Ferrari “Stragi di stato”
Lanza “Bombe e segreti” elèuthera
Barilli e Fenoglio “Piazza Fontana” BeccoGiallo
Maltini e Fuga “e ‘a finestra c’è la morti” Zero in condotta
Cuzzola “5 anarchici del sud” Città del sole
Barilli e Sinigallia “La piuma e la montagna” Manifesto
il blog di controinformazione degli “ex” aderenti ai Circoli 22 Marzo e Bakunin
43 anni Piazza Fontana, un libro, un film – Adriano Sofri
e il nostro materiale in parte raccolto nel vecchio sito

PERCHE’ IL 15 DICEMBRE , DAL 1970 A OGGI
Il 12 dicembre 1970, nel primo anniversario della strage, la questura vietò la manifestazione indetta dagli anarchici. Circa 3000 persone sfidarono il divieto e in quella occasione lo studente Saverio Saltarelli trovava la morte in seguito ad un candelotto di lacrimogeni sparato ad altezzo uomo dai carabinieri.
Per tutti gli anni 70 il 12 dicembre diventa un appuntamento fisso ed incarna il senso dell’alternativa e la dimostrazione che le istituzioni non funzionano in quanto incapaci di dare delle risposte. Il processo Valpreda si trascina fino agli anni 80 senza nessun colpevole e la sentenza Pinelli risulta sin da subito ignobile, con la teoria del malore attivo.

Dopo il 77 la tensione sociale viene meno, i movimenti hanno uno stop. A quel punto viene rilanciata la data del 15 dicembre a ribadire l’ingiustizia della società e a presentare una diversa prospettiva di valori. Era importante partire dall’assassinio di Pinelli di per se incontrovertibile, una storia che prendeva passione, sangue e cuore.

Negli anni 80 e 90 le iniziative sono un crescendo: manifestazioni notturne molto partecipate nonostante il freddo particolarmente pungente, rappresentazioni di Paolo Rossi, Paolini piuttosto che Lucarelli e Moni Ovadia. Iniziative potenti che non sono servite a cambiare le sorti formali dei processi, ma a tenere alto il concetto di coscienza collettiva. Si dice che la memoria esiste se qualcuno la narra, noi volevamo a tutti i costi narrare.

Oggi è importante ribadire la non condivisione nella memoria, perché quando si tenta di mettere sullo stesso piano vittime e carnefici non possiamo renderci complici, non possiamo legittimare culturalmente questa opera di normalizzazione di appiattimento che ha come fine quello nascondere le responsabilità di autori e mandanti e di far passare per normale un momento storico che ha visto lo stato straordinariamente feroce e violento.
Ricordare l’assassinio di Pinelli e l’innocenza di Valpreda e di tutti gli altri compagni incarcerati, allora e oggi, significa rappresentare un presente in cui la fanno da padrone diritti negati, sfruttamento e diseguaglianze.

IL 15 DICEMBRE 2014
Lunedì ci sarà Di Stefano che prospetterà lo scenario economico che stiamo vivendo e le implicazioni dei trattati internazionali di deregolamentazione come il TTIP.
Scaramucci che oltre alla memoria storica si chiederà dove va la sinistra, Saverio Ferrari ci parlerà delle nuove alleanze in seno alla destra fascista e populista.
Ci saranno le testimonianze della famiglia con Claudia e Silvia Pinelli, Landini sui pericoli del jobs act e Renato Sarti che reciterà un pezzo tratto dal suo spettacolo “Chicago Boys

 

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