Ottavo episodio del Podcast “La Cassetta degli Attrezzi” ECOLOGIA E LIBERTÀ: CONTRO IL CAPITALE, PER LA TERRA

🎙️ Ottavo episodio del Podcast “La Cassetta degli Attrezzi” ECOLOGIA E LIBERTÀ: CONTRO IL CAPITALE, PER LA TERRA
📍 Dal Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, un nuovo strumento per analizzare il presente e costruire l’alternativa.
⏱️ 15 minuti di riflessione per liberare l’ecologia dai greenwashing di Stato e dalle logiche del profitto.
🎧 Ascolta qui ➡️
🔥 Questa volta parliamo di Terra e Libertà. Di come la crisi climatica non sia un “incidente di percorso”, ma il risultato diretto di un sistema basato sullo sfruttamento illimitato di risorse e persone.
✊ Smontiamo la narrazione di chi vuole “colorare di verde” lo stesso capitalismo che devasta i territori. ✊ Per l’Autogestione: Rivendichiamo un’ecologia che parta dal basso, basata sul mutuo soccorso e sulla difesa dei beni comuni, fuori dalle logiche del mercato. ✊ Né Padroni né Confini: Perché non esiste giustizia ambientale senza giustizia sociale e libertà individuale.
La terra non ci appartiene, noi apparteniamo alla terra. E difenderla significa combattere ogni forma di dominio.
🗣️ “La natura non è un luogo da visitare, è casa nostra. E non permetteremo che la trasformino in un deserto di cemento e profitti.”
💥 Per chi non accetta la catastrofe come inevitabile. Per chi vuole un futuro respirabile, libero e selvaggio.

14 dicembre ricordando Pinelli, Valpreda e in solidarietà con il Leoncavallo

Video di Domenica 14 dicembre 2025 ore 16 Interventi di ( in aggiornamento ): Manuel Colosio Radio Onda d’Urto Brescia, Saverio Ferrari Osservatorio Democratico Nuove Destre, Mauro Decortes Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Cecilia Koin Galli Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Mamme del Leoncavallo, Interventi musicali Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa Viale Monza 255 Milano La storia e la memoria sono qui.

 

Guarda il video della serata

UNA RIVOLUZIONE DIMENTICATA

Proponiamo la lettura del lavoro di Leonardo Meraviglia sulla rivoluzione spagnola.

 

UNA RIVOLUZIONE DIMENTICATA

 

Si viaggia molto, in questo inizio di millennio così denso di mutamenti e di
trasformazioni accelerate, di sradicamenti anche brutali.
Si viaggia sempre più spesso per necessità, sempre più spesso per disperazione
o semplicemente per diporto.
Si viaggia per scoprire qualcosa, per perdere un qualche pregiudizio su luoghi
e genti solo immaginati e mai visti.
Oppure si viaggia per rivedere luoghi già noti, con altri occhi, meno ufficiali e
mediatori, occhi avvezzi a vedere fra le pieghe nascoste dello spazio e del
tempo. E questo è forse il senso di questa guida un po’ particolare, che non dice
quasi nulla del presente e non ripercorre itinerari d’arte e cultura tradizionali.
Il viaggio si snoda toccando alcuni luoghi che furono testimoni di uno dei mag-
giori, e al contempo dimenticati, avvenimenti del secolo XX: la guerra civile
spagnola. Il percorso segue l’andamento cronologico e per tanto, sul piano
squisitamente spaziale, comporta una sorta di andirivieni fra le regioni iberiche
interessate: si parte ad esempio dall’Aragona per poi passare alle Asturie, scen-
dere in Andalusia e tornare nuovamente in Aragona e così via.
Una particolare attenzione è dedicata alla rivoluzione libertaria e alle figure dei
militanti anarchici che tanta parte ebbero nel promuoverla e sostenerla.
La rivoluzione terminò in modo tragico per mano del governo repubblicano che
finì per perdere così il supporto più valido nella guerra contro i nazionalisti.
La crudeltà del conflitto spagnolo non sta dentro la Spagna, come invece molti
storici ed osservatori hanno sottolineato. La crudeltà sta nella guerra in se stessa
e soprattutto nelle guerre di sterminio inaugurate nel secolo XX: il primo con-
flitto mondiale impose la logica della vittoria attraverso l’esaurimento dell’av-
versario. E quando nel 1939 il conflitto incendiò nuovamente il mondo, molti
compresero che la crudeltà spagnola altro non era stato che un aspetto partico-
lare della crudeltà umana.
Dentro quella logica si trovarono ad agire forze assai più esperte dell’anarchi-
smo, i cui militanti erano portati ad una visione ottimistica della natura umana
e propensi più a costruire che a distruggere, a prevenire piuttosto che a punire.
Innanzitutto il fulcro del conflitto fu l’esercito ribelle, che come tutti gli eserciti
era una macchina costruita per la guerra e, guidato da una volontà politica fe-
rocemente avversa alla repubblica, pronto ad ogni tipo di massacro.

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Spagna ’36