Diritti Globali al tempo dei populismi – Amore e Rivoluzione

Domenica 12 maggio alle 18:00 dibattito con Sergio Segio, direttore di Global Rights Magazine e Mauro Decortes del Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa.
Inoltre proiezione del Film “Amore e Rivoluzione” di Yannis Youlountas sulle lotte libertarie e rivoluzionarie in Grecia.
Dieci anni dopo le rivolte che infiammarono la Grecia, i media non parlano più della crisi di questo Paese, a suggerire che la cura di austerità è riuscita e che la calma è tornata. Questo film dimostra il contrario: a Salonicco i giovani impediscono la messa all’asta delle case pignorate, a Creta i contadini si oppongono alla costruzione di un nuovo aeroporto. Ad Atene il potere è preoccupato per il moltiplicarsi dei sabotaggi, e nel quartiere di Exarchia, minacciato di sgombero, il cuore della resistenza accoglie i rifugiati nell’autogestione. Quest’ultimo film di Yannis Youlountas è un viaggio nella musica tra coloro che sognano amore e rivoluzione.

Qui il link all’evento https://www.facebook.com/events/689528784824929/

MAYDAY 019 / OCCUPY NOLO

Finiamola con queste formule ambigue quali “il diritto al lavoro” o “a ciascuno il prodotto integrale del suo lavoro”. Ciò che noi proclamiamo è il diritto all’agiatezza, l’agiatezza per tutti.

Pétr Alekseevié Kropotkin

Il lavoro mi perseguita, ma io sono più veloce.

Lupo Alberto

Usiamo le parole di due celebri libertari, per affermare che è tempo di tornare al pensiero anarchico, alla disperata ricerca di alternative all’attuale organizzazione sociale e al modello economico dominante.

Siamo contenti di sopravvivere sotto il governo della Finanza, che esercita il proprio potere in un’ottica di asservimento planetario dei lavoratori e delle risorse?
Non ci allarma vedere la politica degli Stati copia-incollata dall’agenda del Capitale finanziario e finalizzata al mantenimento dell’impianto iperliberista e delle relative diseguaglianze?

Da una parte minoranze parassitarie, sempre più esigue ma sempre più influenti, che vivono grazie allo sfruttamento, alla rendita e alla speculazione; dall’altra, maggioranze di disoccupati (“strutturali” e ricattabili) e di precari, schiavi di un contratto d’impiego che è sempre meno fonte di diritti sociali e individuali.
Non ci sembrano nuove, le Scritture dei chierici del turbocapitalismo. Ci stupisce però il numero dei tanti nuovi devoti di questa insensata “etica” del Lavoro, assunto a centro di gravità della vita umana. Tutto viene messo al suo servizio: il tempo del piacere, della festa, del gioco, del riposo; fino all’assorbimento completo della dimensione esistenziale.

Ed eccoci, circondati da persone perennemente indaffarate, preoccupate di utilizzare il proprio tempo con efficienza, determinate a spuntare un’infinita check-list di “cose da fare”, ossessionate dalla produzione dell’utile (che, nella maggior parte dei casi, è l’utile altrui).

Possibile non esista un modo migliore di impiegare il tempo?
Ad esempio, occupare un quartiere di Milano.

MAYDAY 019 / OCCUPY NOLO
PIAZZA MORBEGNO – MILANO – ORE 15:30

25 APRILE LA LIBERAZIONE INCOMPIUTA ( O TRADITA? )

25 APRILE LA LIBERAZIONE INCOMPIUTA ( O TRADITA? ) [incompiuta per gli anarchici, tradita per gli antifa democratici deleganti]


Alla resistenza presero parte partigiane e partigiani appartenenti alle più disparate tendenze politiche.
Oltre ai comunisti e ai socialisti, certamente i più numerosi e meglio organizzati, nelle brigate e nella resistenza diffusa militarono cattolici, liberali, monarchici, democratici in genere e anche anarchici.

Tutti uniti dal comune scopo di abbattere il regime nazifascista e porre fine alla seconda guerra mondiale, ma anche divisi su ciò che si sarebbe dovuto fare “dopo”, che, detto in altri termini, significava porsi la questione del potere. Restaurare lo stato liberale prefascista? Costruirne una democrazia più moderna? O provare a rendere reale quella rivoluzione che proprio il fascismo con la marcia su Roma aveva preventivamente soffocato?
La polemica sulla resistenza come rivoluzione tradita ha attraversato e attraversa la storia del nostro paese; chi quella rivoluzione non voleva, potrebbe (apparentemente a buon diritto) affermare che la maggioranza voleva semplicemente una democrazia moderna, garantita da una costituzione antifascista come quella attualmente in vigore in Italia. Quindi nessun tradimento della resistenza, ma solo la legittima realizzazione di ciò che voleva la maggioranza.

Invece il tradimento c’è stato. C’è stato anche e forse soprattutto per quei democratici amanti e sostenitori della costituzione; perchè il fascismo non è stato definitivamente cancellato come logica e giustizia richiedevano, anzi, lo si è lasciato crescere e prosperare, garantendo impunità ai fascisti.
Si comincia con l’amnistia Togliatti, comunista e ministro dell’Interno, nel 1946. Grazie a quel provvedimento, ad altri simili e a sentenze della magistratura, criminali fascisti della repubblica sociale, torturatori della peggior specie, collaboratori dei nazisti scamparono alla “dura sorte” che li aspettava.

È il caso dei componenti della banda Carità, seminatori di terrore e morte tra gli antifascisti e partigiani, o di Carlo Emanuele Basile, il boia di Genova, si potrebbero citare molti altri esempi, ma ci fermiamo qui. Aggiungiamo che, almeno nei primi tempi, l’amnistia non fu ben accolta da tutti, vi furono scioperi, mobilitazioni e in alcuni casi, anche impiego dell’esercito e dei carri armati per mantenere l’ordine. Poi però, la normalizzazione si fece strada e così dietro le apparenze dell’antifascismo, i fascisti prosperarono. Non solo perchè avevano potuto formare un loro partito (MSI), ma anche perchè, impuniti continuarono con le loro violenze e soprattutto ad occupare posti di potere, anche nella polizia.

Non è quindi per un caso o per un’eccezione se a capo della questura di Milano, quando la staffetta partigiana, poi diventato animatore del circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Giuseppe Pinelli vi entra per essere interrogato su piazza Fontana, si trova Marcello Guida, direttore del confino di Ventotene, dove venivano spediti gli antifascisti.
E non è nemmeno un caso che Pinelli non uscirà vivo dalla questura di Milano.
L’assassinio di Pinelli è, oltre al resto, anche la cifra di un antifascismo solo apparente, accomodante, istituzionale, imbelle, minato fin dalle origini.
Fanno sorridere gli appelli al rispetto della costituzione, ai valori della resistenza ogni volta che i fascisti colpiscono.

Il fascismo non è mai stato cancellato, perchè funzionale a questo sistema capitalista, sfruttatore e annientatore di ogni desiderio di vita migliore, non solo per il lavoro sporco come gli attentati della strategia della tensione.
La maggior parte dei fascisti non indossa più la camicia nera (al massimo qualche felpa) e chi occupa i posti di potere continua ad indossare giacca e cravatta oggi come allora.
Buona parte del governo attuale è ispirato dal fascismo, ma anche quello precedente, al di là delle apparenze e delle forme, seguiva un solco autoritario tracciato sin dal primo governo post-bellico.

Sull’immigrazione le somiglianze tra Salvini e Minniti sono evidentissime e non si fa tanta fatica a leggere un certa continuità con la Turco-Napolitano (militante dei GUF, poi togliattiano, frequentatore degli ambienti neoliberisti statunitensi, “stimato” presidente, garante delle costituzione antifascista). Ma anche lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, culminato con il Jobs Act ha una evidente somiglianza con la legislazione fascista.

Per non parlare della personalizzazione della politica, della ricerca del Capo da seguire sia a destra che a sinistra.

Ai giorni nostri non è difficile constatare come un vizio iniziale (l’amnistia e la legalizzazione, nei fatti, del fascismo) sia stato giorno per giorno reiterato con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Buon 25 aprile.