IL SOLDATO CONTRORIVOLUZIONARIO

A quasi 50 anni da Piazza Fontana continua la pubblicazione di documenti per non farci rubare la memoria. La lettura di questo documento è molto utile per la comprensione del clima politico negli anni della strategia della tensione

RIPORTIAMO QUI UNO STRALCIO DELL’INTERVENTO DI EDGARDO BELTAMETTI (ORDINE
NUOVO) AL CONVEGNO SULLA GUERRA RIVOLUZIONARIA ALL’ISTITUTO “POLLIO”
E UN BRANO TRATTO DAL LIBRO “LE MANI ROSSE SULLE FORZE ARMATE” SCRITTO DA RAUTI E GIANNETTINI

IL SOLDATO CONTRORIVOLUZIONARIO

Forse in questo confronto far la personalità del soldato del mondo libero e l’agente della g.r. (guerra rivoluzionaria, ndr) il quale ha rinunciato alla sua personalità per abbassarsi al livello di cieco strumento, sta la realtà della risposta alla g.r. e alla sua concreta possibilità di una risposta vittoriosa. Il soldato che ha compreso questa realtà, non si distingue per l’uniforme che porta, ma per la maggiore fermezza delle sue convinzioni interiori; saprà, se necessario, diventare un soldato della clandestinità di cui conosce le regole rigorose; saprà fare di sé stesso un’arma quando proiettato nella dimensione della g.r., conservi intatti i valori dello spirito. Infatti, il soldato non difende soltanto il territorio, ma difende un’idea, la libertà i valori dello spirito, in una parola: l’uomo.
Di conseguenza la funzione militare non è più soltanto quella di organizzare un apparato per la difesa fisica dello Stato, ma assume anche il compito della condotta di una guerra contro un nemico che ha per obbiettivo la conquista e il controllo della popolazione.
Ovviamente bisogna trovare altre basi alla organizzazione militare. Non sto qui ad insistere su questo problema ed esso si affaccerà più avanti, ma è evidente che si verifica una sovrapposizione delle due nozioni del soldato e del cittadino, anche questo permanentemente mobilitato almeno sul piano morale. Dirò soltanto che l’occidente ha potenzialmente nel suo arsenale un uomo spiritualmente più ricco, il quale può avere ragione del nemico che ha degradato l’individuo ad un frammento della massa. Si tratta però di mobilitarlo, nel senso più nobile della parola, per farne il protagonista della vittoria e della pace. Rimarrebbe ora anche da vedere come l’occidente può preparare l’elemento umano per affrontare la g.r. senza tradire le proprie convinzioni. Non ho la presunzione di rispondere ora a questo fondamentale interrogativo. Mi limito a porre il problema, che è morale e tecnico, ed affidarlo all’attenzione vostra, sicuro che nel corso dei lavori di questo Convegno esso sarà considerato, sì da porre le fondamenta per un più approfondito esame.
D’altra parte mi sembra che questo problema, a causa della sua importanza, meriterebbe una trattazione a parte ed io faccio voti affinché esso sia l’oggetto di un prossimo convegno. Consentitemi tuttavia di fare alcune considerazioni generali.
Si tratta prima di tutto di convincersi che si è in stato di guerra e, se le finalità sono diverse, i mezzi di lotta debbono comunque essere scelti sulla base della realtà che ci propone la guerra rivoluzionaria. Quindi stabiliamo subito che non vi è alcuna differenza morale nel colpire il nemico con quelle armi che si dimostrino efficaci. La lotta ravvicinata ci impone i metodi che le sono propri: combattere la sua ideologia con i nostri temi ideologici; disarmare il nemico psicologicamente per minarne il suo orgoglio; se occorre eliminarlo con azione isolata con lo stesso criterio che si userebbe sul campo di battaglia. Una delle caratteristiche della g.r. ed ovviamente della risposta ad essa, ci consente spesso di scegliere il nemico da abbattere ed è naturale che è più redditizio eliminare un capo che un gruppo di gregari, anche se l’azione in sé ha più l’apparenza di un attentato sleale che di una battaglia leale.
Ciò premesso, la cosa più importante è educare il soldato a questo tipo di guerra. Ed allora bisogna distinguere due momenti: l’educazione morale e l’addestramento tecnico. L’educazione morale si ottiene indicando chiaramente gli obbiettivi, sottolineando la differenza che passa fra i nostri e quelli degli avversari. In realtà questo aspetto dell’educazione dipende molto dal clima in cui si vive; vale a dire che tale educazione appartiene in primo luogo all’insegnamento pubblico, scaturisce dall’impegno con cui tutta la società nazionale è sollecitata a mantenersi unita, legata alla sua storia ed alle sue tradizioni. In altre parole è questa opera di governo o, per lo meno, un’azione che può essere svolta dalle istituzioni che sono le più sensibili custodi dei valori fondamentali, in prima fila le Forze Armate.
Una carica morale di livello elevato è la premessa per un addestramento che sia efficace ed una garanzia che l’addestramento tecnico non abbia fine a sé stesso. Tant’è vero che l’addestramento tecnico non è che la continuazione dell’educazione morale. Questa non soltanto conferisce al soldato l’entusiasmo necessario per accettare di essere educato al rischio ed alle fatiche, ma lo garantisce di saper valutare e controbattere l’aggressione della propaganda aggirante, dell’insidia ideologica, dell’agguato psicologico.
Guardando il problema da questo doppio punto di vista, che è il modo corretto per porcelo, è evidente che il soldato di oggi, ed intendo quello della guerra non ortodossa, dev’essere un soldato d’élite, un’individuo preparato anche culturalmente, dai riflessi pronti sia per sottrarsi al nemico che gli tiene il fucile puntato sulla schiena, sia per comprendere all’istante dove si cela l’insidia morale. Il soldato della guerra non ortodossa, se vuole raggiungere la coscienza del pericolo, deve essere convinto della propria giusta causa e deve essere ideologicamente preparato per comprendere il valore politico del suo dovere. Perciò egli deve essere informato degli scopi strategici e tattici che si vogliono raggiungere onde avere sempre coscienza delle sue azioni e delle iniziative. Egli deve essere e sentirsi un protagonista cosciente e non uno strumento cieco di guerra. Ed in ciò sta l’essenziale della differenza che passa tra il soldato della libertà e l’agente della g.r.

Noi diciamo che è un’illusione, una patetica ma pericolosa illusione, porre l’accento sulla apoliticità delle Forze Armate e sul fatto che esse si trovano ad addestrare uomini in tempo di pace.
Anzitutto, si confonde l’apoliticità con l’apartiticità. Questa è giusta e doverosa, mentre l’apoliticità non esiste: noi non stiamo parlando delle Forze Armate di un qualsiasi paesucolo del Centro America, he si ponesse a vegetare nel limbo del neutralismo assoluto; stiamo parlando delle Forze Armate dell’Italia, che è un Paese occidentale, il quale ha determinati obblighi verso l’Occidente e doveri ancora più precisi in materia di lotta la comunismo internazionale.
Intendiamoci: si può anche non pensarla così. In Italia ci sono quasi dodici milioni di comunisti, socialisti, radicali, e progressisti generici – di marxisti, insomma – i quali non la pensano affatto così. E fanno di tutto per trasformare il nostro in un paese neutrale prima e poi addirittura impegnato nell’altro campo; in un paese che andrebbe a raggiungere il vasto ammasso dei terzaforzisti, per poi cadere nell’orbita sovietica.
Ma finché non imboccheremo la strada del terzo mondo e del relativo sottosviluppo, noi siamo un Paese occidentale e non possiamo non prendere atto che viviamo in un’epoca nella quale tende anche a scomparire il vecchio confine tra guerra e pace.
Abbiamo visto anche che per i comunisti ed i loro soci, non conta neppure più quello che si chiamava il “confine della Patria”. Essi parlano apertamente di guerra ideologica, prevedendo ed ipotizzando il rifiuto massiccio di obbedienza in caso di mobilitazione, predisponendo in varia guisa il conflitto civile di domani.
Ed anche questo gioca un ruolo determinante nella progressiva riduzione del confine tra guerra e pace.
Prendiamo atto della realtà così com’è, per quanto spiacevole essa sia: oggi siamo in tempi di guerra fredda, di costante aggressione ideologica, di sotterranea e fanatica erosione delle coscienze.
E vogliamo o non vogliamo difenderci dal comunismo internazionale, il quale attacca l’Occidente dovunque è possibile, aizzando senza tregua contro di noi i popoli dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, ma aggiunge a questa lotta un’altra azione, più insidiosa e sottile, che si svolge al di qua delle frontiere territoriali?
Vogliamo o non vogliamo difendere l’Europa, difendere l’Occidente, difendere i valori spirituali e culturali che esso ha elaborato e che sostanziano la nostra civiltà? O dobbiamo sul serio rassegnarci al grigiore collettivista che ha reso drammatica la vita nell’Oriente europeo, per poi scivolare sul pantano inconcludente di quel sovietismo che non riesce a risolvere i problemi elementari dell’esistenza del popolo russo?
Siamo in tempi di scelte fondamentali e ad esse non si può sfuggire, perché è la realtà stessa e proporcele e ad imporle.
Siamo in tempi di guerra rivoluzionaria, ecco tutto, e l’Esercito, e tutte le Forze Armate non possono non tenerne conto.
Sull’esempio di quanto hanno fatto e stanno facendo le forze Armate di tutti i paesi, in base alle responsabilità che ci derivano dalle Alleanze in atto, nel quadro della più ampia e leale solidarietà con il mondo occidentale.
Su questi temi si è dunque sviluppata, per la durata di mesi, in perfetta concomitanza, la polemica all’interno delle Forze Armate e la campagna scandalistica delle sinistre contro il Capo di Stato Maggiore Difesa, quando il 20 giugno il Capo di Stato Maggiore Esercito dava nuove disposizioni, con le quali faceva completamente marcia indietro su ciò che aveva deciso con le disposizioni del 21 aprile e del 2 maggio. Non staremo a dire del presumibile stupore dei quadri e dei reparti dipendenti, mentre sarebbe interessante rivelare le ragioni di questo improvviso cambiamento di rotta.
Parlando qui appresso della questione politica, potremo orientarci anche a questo proposito.

 

Qualche settimana fa

Qualche settimana fa delle persone che frequentavano il ponte, si sono allontanate volontariamente a seguito di fatti incresciosi avvenuti al di fuori della normale gestione politica dello spazio. Siamo dispiaciuti per quanto avvenuto e cerchiamo di essere loro vicini umanamente.

CHI SONO GLI ANARCHICI?

Riprende la pubblicazione di documenti per non farci rubare la memoria. Quale era la situazione prima della rivolta del ’68, dell’autunno caldo, della strage di Piazza Fontana, dell’assassinio di Pinelli e dell’incarcerazione di Valpreda, Gargamelli e altri compagni? La lettura di CHI SONO GLI ANARCHICI è utile a capire il contesto di quegli anni.

Abolizione dello stato, abolizione della proprietà, abolizione della famiglia, diritto all’amore, attenzione ai nuovi fermenti prodotti dai “Provos” e dai “Beatniks”, lotta continua, pacifica o violenta secondo le circostanze, contro il governo e contro i proprietari, integrazione tra lavoro manuale e intellettuale, rifiuto di conquistare il potere con le elezioni o altri mezzi. Questi, in sintesi i temi toccati da questo documento prodotto dalla Gioventù Anarchica alla fine degli anni ’60.

 

Chi sono gli anarchici?

Nessuna dottrina sociale è stata, forse, tanto calunniata, fraintesa, sottovalutata, odiata, ignorata, disprezzata quanto quella anarchica. Attorno a nessun movimento politico,forse, si è formata una tale congiura del silenzio (rotta solo, quasi da menzogne diffamatorie e fantastiche) come sull’ anarchismo.
Eppure gli anarchici hanno avuto ruoli di primo piano nella Prima Internazionale, nella nascita del socialismo in Italia, nella Rivoluzione Russa, nella Rivoluzione Spagnola…

Due sono le Opinioni più comuni sul conto degli anarchici. Una è che essi siano dei pazzi pericolosi, lanciatori di bombe e fautori di caos. L’ altra opinione, diametralmente opposta. vuole che gli anarchici siano dei sognatori, dei poeti che fantasticano di una deliziosa ma impossibile società
ideale.

Chi sono gli anarchici ?

Sono « quelli delle bombe? ». Sono
dei violenti ? Dopo Hiroscima, dopo due guerre mondiali, dopo il Vietnam, dopo milioni di bombe che hanno ucciso milioni
di uomini, donne, bambini, dopo lo stalinismo ed il fascismo.., non è ridicolo pensare agli anarchici in questi termini ? Questi termini non sarebbe più logico usarli per i governanti, i politicanti. i militari di carriera… ?
Alcuni anarchici per lo più in periodi storici di particolare violenza reazionaria hanno dato una voce vigorosa alla giustizia del popolo e noi, giovani anarchici, siamo oggi orgogliosi di loro, ma neghiamo che,
con un minimo di coerenza logica si possano per questo definire violenti gli anarchici. Chi risponde alla violenza con la violenza fa della legittima difesa; Senza contare che, quantitativamente, gli atti violenti degli anarchici scompaiono, come una goccia d’acqua, nell’oceano delle violenze commesse dai governi contro di loro e contro il popolo.
Violenta è la società gerarchica (in Italia. in Russia. in Cina. in Spagna…), ogni giorno, nelle fabbriche, nelle miniere, nei cantieri… Violenta è la società gerarchica che, per il discutibile interesse di pochi privilegiati, scatena le guerre e tiene l’ umanità sotto l’ incubo continuo della distruzione totale. Violenta è la società gerarchica che toglie ai lavoratori manuali il
piacere di un lavoro creativo, costringendoli ad una routine che abbrutisce; che toglie ai giovani il diritto di fare all’amore, costringendoli nella camicia di forza di una morale da nevrotici: che toglie alla maggioranza della popolazione i beni di consumo migliori per riservarli ad una èlite di privilegiati…

Chi sono gli anarchici ?

Storicamente, sono l’ ala estrema del movimento socialista (essi si sono chiamati infatti anche socialisti-libertari e comunisti-anarchici). Ma, come è opinione comune, gli anarchici, perdendo il senso della realtà,
non hanno forse travisato il socialismo, con
l’inseguire delle fantasticherie belle ma irrealizzabili ? Sono cioè degli stravaganti, dei poeti, degli utopisti ?
I democratici erano un tempo accusati di utopia (e, bene o male, la loro « democrazia » ha prevalso sull’aristocrazia); i marxisti erano accusati di utopia (e, bene o male, il loro « socialismo » di Stato è ora
una realtà funzionante)… Gli anarchici sono stati e sono accusati di utopia dai « democratici » borghesi e dai « socialisti » marxisti, ma questo non stupisce (stupirebbe il contrario). Ogni classe dirigente deve sostenere (sarebbe suicidio non farlo) che non è possibile un sistema sociale diverso dal suo e che, soprattutto, è impossibile una struttura sociale egualitaria. Così l’ideologia anarchica, la più coerente e completa
ideologia dell’uguaglianza e della libertà elaborata sino ad oggi, non poteva che essere bersaglio di sprezzanti accuse di utopia. Perché se è utopia la società anarchica sono utopia l’ uguaglianza e la libertà. Ed in effetti i padroni (capitalisti o funzionari dello Stato comunista che siano) sembrano
convinti (e forse lo sono) che libertà ed uguaglianza non siano cose di questo mondo (nonostante a fini propagandistici ne parlino continuamente fino alla nausea).
Cosa di questo mondo sarebbe invece che ognuno difenda coi denti la propria posizione sulla scala dei privilegi, guardi con disprezzo e sospetto chiunque sotto di lui faccia sforzi per salire su questa maledetta
scala, guardi con invidia e rancore e paura chi si trovi sopra di lui e gridi ad ogni piè sospinto: « E’ un’ utopia »…

Chi sono gli anarchici ?

Sono operai. studenti, contadini, artigiani.., che in tutto il mondo lottano per distruggere la società gerarchica (disuguaglianza. oppressione. sfruttamento…) e costruire una società egualitaria. Lottano cioè per quella che è stata la costante, continua aspirazione degli sfruttati di ogni tempo. Ma sempre, infatti, gli umili, gli oppressi. gli strati inferiori della società, nella incessante multiforme lotta per uscire dalla loro condizione, hanno espresso più o meno chiaramente questa aspirazione ad
una società egualitaria, alla distruzione dell’autorità. Questo è il senso storico dell’anarchisrno. questo è il senso reale della
lotta degli anarchici, che non nasce dai loro cervelli fantasiosi o malati, ma dalla realtà dello sfruttamento e dallo sforzo degli sfruttati per uscirne.

Cos’è l’ anarchia ?

Cosè questa società che vogliono costruire gli anarchici, questa anarchia ? E come ci si può arrivare ? Cosa vogliono e cosa dicono gli anarchici ? Cercheremo di dirlo in breve ed in tutta semplicità (ma non è tuttavia facile sintetizzare in poche righe una scienza elaborata in cento anni
di lotte e di pensiero).
Gli anarchici ritengono che la più gran parte dei mali che affliggono gli uomini dipende dalla cattiva organizzazione sociale e che gli uomini, volendo e sapendo, possono distruggerli.
La società attuale è il risultato delle lotte secolari che gli uomini hanno combattuto fra di loro… Data la lotta, naturalmente, i più forti o i più fortunati dovevano vincere e in vario modo sottoporre ed opprimere i vinti… Così man mano attraverso tutta una rete complicatissima di
lotte di ogni specie, invasioni, guerre, ribellioni, repressioni, concessioni strappate, associazioni di vinti unitisi per la difesa e di vincitori unitisi per l’ offesa si è giunti allo stato attuale della società… Tale stato
di cose gli anarchici vogliono radicalmente cambiare. Essi vogliono abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; vogliono che tutti gli uomini, affratellati da una solidarietà cosciente e voluta cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti: vogliono che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il medesimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale.

Vale a dire uguaglianza di condizioni sociali (economiche, culturali, ecc.) per tutti ed emancipazione dalle menzogne religiose e pseudoscientifiche, dai miti patriottici, nazionalistici, razzistici, da una moralità gregaristico-autoritaria… Perché questo possa avvenire, bisogna che:

1) la proprietà dei mezzi di produzione
venga tolta ad una minoranza di privilegiati e restituita alla collettività;
2) venga abolito lo Stato (ogni forma
di Stato), dallo Stato « borghese » — apparato di difesa dei privilegi capitalistici —allo Stato « socialista » — apparato di formazione e difesa dei privilegi tipici della nuova classe padronale « socialista »: i tecno-burocrati. cioè i dirigenti tecnici ed amministrativi delle industrie e delle aziende
agricole, i funzionari di partito e di sindacato. i quadri superiori dello Stato, ecc. ;
3) tutti gli individui arrivino ai gradi
superiori dell’istruzione ed al lavoro intellettuale. perché l’ esercizio del lavoro intellettuale da parte di una minoranza di individui, fa inequivocabilmente di questi individui dei privilegiati, e perché il sapere
così monopolizzato, diventa uno degli strumenti più potenti per la dominazione di una minoranza di lavoratori intellettuali su
una maggioranza di lavoratori manuali;
4) sia abolita la famiglia patriarcale(unità associativa elementare autoritaria) e sostituita con quelle forme associative che nasceranno dalla pratica dell’ uguaglianza e del libero amore (libero dai tabù, dalle ipocrisie, dalle deviazioni esibizionistiche e violente).

All’organizzazione statale della società,
tipicamente gerarchica ed accentrata, si contrappone I’organizzazione anarchica, basata su libere associazioni e federazioni di produttori e consumatori, fatte e modificate
secondo la volontà dei componenti. Al monopolio del sapere e del lavoro intellettuale la rivoluzione anarchica sostituirà la sua
propria struttura, risultante dall’unione inscindibile dello studio e del lavoro, ed a formare questa struttura dovranno concorrere tutti gli uomini indistintamente su un piano di assoluta uguaglianza e giustizia
materiale.
Dunque espropriazione dei detentori della proprietà, del potere. della scienza. E per creare le condizioni favorevoli a questa rivoluzione: propaganda continua, capillare delle idee, organizzazione libertaria delle
forze popolari, lotta continua, pacifica o violenta secondo le circostanze, contro il governo e contro i proprietari, per conquistare
quanto più si può di libertà e di benessere per tutti. Questa lotta potrà assumere forme diverse a seconda delle condizioni storiche ed ambientali, ma dovrà avere come caratteristica costante ed « identificante » il rifiuto di ogni tattica che miri alla conquista — pacifica (elezioni) o violenta
— del potere (coerentemente col rifiuto anarchico dello Stato e dell’autorità).

Come sono organizzati
gli anarchici ?

« Il merito di avere per primi, instancabilmente indicato come gerarchia ed oligarchia siano le inevitabili conseguenze dell’organizzazione di partito deve essere attribuito agli anarchici.
Essi hanno idee mollo più chiare dei socialisti e dei sindacalisti sui pericoli dell’organizzazione.
Essi combattono l’ autorità come fonte ricerca di nuove idee e di nuovi rapporti di illibertà e di schiavitù. Per sottrarsi da loro identificato con lucidità, hanno rinunciato a formare un partito nel vero senso della parola, nonostante tutti gli inconvenienti che comporta una
soluzione del genere » (R. MICHELS Sociologia del partito politico).
L’unità organizzativa fondamentale degli anarchici, in tutto il mondo, è il gruppo (in cui gli individui si associano liberamente, su basi geografiche o di affinità). I gruppi sono poi associati in federazioni (che possono avere o meno degli organi stabili di coordinamento). L’ individuo nel gruppo
ed ,il gruppo nella federazione sono legati da patti liberamente accettati e non esistono rapporti gerarchici.
Niente tessere, niente segreterie, comitati centrali, niente poderosi apparati organizzativi.
Tutto ciò comporta certamente diversi svantaggi, in efficienza operativa, nei
confronti dei partiti, ma l’ efficienza in assoluto non interessa agli anarchici. Interessa la efficienza ai fini della costruzione di
una società libertaria, cioè della rivoluzione anarchica, ed in questa prospettiva l’organizzazione per gruppi appare la più valida.
Noi anarchici non crediamo perciò che la nostra organizzazione sia anacronistica e come noi non lo credono i giovani; non lo credono i
beatniks, i provos che, alla ricerca di nuove idee e di nuovi rapporti umani, si ritrovano anarchici e si raggruppano in modi libertari….

LA GIOVENTU’ ANARCHICA