Per Riccardo Botan

Dal profilo Facebook di Davide Grasso

Per Riccardo Botan

Con la scomparsa di Riccardo perdiamo un amico, un heval. Un heval che diversi di noi hanno conosciuto sul campo di battaglia in Siria, altri qui in Italia nel corso degli anni. Dobbiamo molto a lui, che aveva scelto come secondo nome di battaglia Sandokan, dal nome del partigiano della canzone, nel film di Ettore Scola. Al suo coraggio, alla sua dolcezza, alla sua generosità, alla sua sincerità spiazzante ed estrema.

Botan, non hai mai nascosto le tue sofferenze, le hai sempre condivise con noi. In un modo o nell’altro, tutti ci siamo voluti convincere che saremmo andati avanti insieme. Ora dobbiamo fare autocritica. Chiederci che cosa avremmo potuto fare per esserti più vicini e permetterti di stare meglio. Nessuno è esente da questa riflessione, di fronte alla propria coscienza, ciascuno a suo modo.

Abbiamo imparato con te, in Rojava, che l’autocritica è necessaria per una vita libera e per cambiare sé stessi; e che non basta pensare a questo, né parlarne. Non possiamo che prendere sulle nostre spalle la pesantezza di quanto accaduto, individualmente e insieme, e in qualche modo reagire.

Nulla di tutto questo ti riporterà in vita. Nulla di tutto questo potrà mutare le conseguenze della tua decisione. Nulla ci restituirà il tuo sorriso, la tua voce, il tuo sguardo pieno di interrogativi, di curiosità e di richieste di aiuto.

Eri un ragazzo lombardo orientato alla giustizia e alla libertà. Hai voluto stravolgere lo scenario in cui vivevi e partecipare a una rivoluzione lontana. Ti sei arruolato nelle Ypg. Il tuo coraggio durante la liberazione di Tabqa ha sorpreso e stupito chi di noi ti era vicino. La tua presenza nell’offensiva verso Raqqa e nella battaglia all’interno di quella città ha contribuito a uno degli eventi luminosi di questo secolo: la sconfitta di Daesh ad opera delle Forze siriane democratiche.

Non ti sei tirato indietro quando il governo turco ha attaccato la rivoluzione per cui avevi combattuto. Quando alcuni di noi erano a resistere ad Afrin, sei sceso in piazza in Italia contro quell’aggressione. Non ti è bastato. Hai preso un aereo e sei volato in Iraq, hai attraversato il confine con la Siria sperando di poterti unire al tuo amico Orso, alle altre e agli altri nel cantone in guerra. Quando sei arrivato, veniva evacuato e non hai potuto che fare fronte all’immensa ondata di profughi che giungeva da quei territori, tra cui hai visto i volti di alcuni di noi, sopravvissuti a quello scempio. Sei comunque rientrato nelle Ypg. Dopo qualche mese, hai deciso di vestire gli abiti civili per offrire supporto sanitario nella Mezzaluna rossa curda.

Quando sei tornato in Italia, hai vissuto come un affronto le provocazioni giudiziarie che lo stato imbastiva contro altri internazionalisti italiani. Hai supportato in ogni modo chi era sotto procedimento per la sorveglianza speciale, partecipando alle udienze in tribunale, manifestando alla polizia il tuo disprezzo, camminando nelle manifestazioni, partecipando alle assemblee e alle riunioni.

Quando la Turchia ha minacciato una nuova invasione dei territori confederali, non hai nuovamente esitato: per la terza volta hai raggiunto il Rojava e hai vestito l’uniforme delle Ypg, recandoti al fronte. Non ha avuto luogo l’invasione, in quel caso, e tu sei rimasto a contribuire ancora diversi mesi alla rivoluzione, prima di tornare nuovamente in Italia.

Come nei precedenti periodi, hai avuto difficoltà a trovare lavoro e, quando ne trovavi, a tenerlo. Non riuscivi ad accettare il trattamento malsano che capi e capetti riservano in questo paese. Eri una persona orgogliosa. Senza curarti dei privilegiati e dei parassiti che insultano ogni giorno chi rifiuta le umiliazioni e lo sfruttamento, il disgusto e la resistenza che tu – sempre pronto a darti da fare e pieno di capacità – hai opposto ai padroncini che hai fronteggiato si manifesta adesso in tutto il suo significato.

Sei sempre stato pieno di empatia e creatività, pronto ad aiutare chiunque fosse in difficoltà, poco importa chi fosse, hai sempre avuto un senso morale superiore alla media. Con tutti i difetti che avevi, questo non ti si può negare. La tua vita lo dimostra, e in fondo lo dimostra la stessa difficoltà che hai avuto a stare a questo mondo. Eri inquieto, arrabbiato e hai voluto partire, dopo la Siria, per aiutare i migranti che cercavano di raggiungere l’Europa. Quando sei tornato la tua inquietudine e la tua rabbia non hanno fatto che aumentare, e con esse una tristezza sempre più profonda.

Quando, negli ultimi mesi, il governo russo ha minacciato di invadere l’Ucraina, hai preso contatto con i gruppi libertari che agivano nella società a Kiev. Quando è iniziata la guerra, pur ormai senza passaporto, sei partito per tentare di unirti a loro. Bloccato e arrestato mentre cercavi di attraversare clandestinamente il confine dall’Ungheria, sei dovuto tornare in Italia.

Ci troviamo ora con questa eredità, l’eredità di una persona che non possiamo che ricordare nella sua grandezza. Non hai mai cercato attenzioni pubbliche, sei sempre rimasto nell’anonimato, dove non hai mai smesso di rifiutare i soprusi verso te e verso gli altri e di agire in concreto la solidarietà tra umani vicini e lontani, in un’epoca dove la prevaricazione è la norma e la solidarietà è considerata impossibile.

Hai difeso i valori delle Ypg al fronte, negli ospedali e tra i profughi, con i tuoi hevalen in Italia. Li hai portati dentro di te per tutta la tua vita. Sei stato sepolto con quella bandiera, la nostra bandiera. Non ti dimenticheremo.

Combattenti italiani Ypg

Come d’autunno

Vi invitiamo alla presentazione del libro di Mattia Borsotti “Come d’autunno” – I caduti segratesi nella Grande Guerra. Un saggio sulla rivoluzione e documenti d’archivio.
Domenica 22 gennaio alle 16 a Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa – Viale Monza 255 Milano
Il libretto parte dalla ricostruzione dei caduti segratesi e parla della Prima Guerra Mondiale e dell’avvento del fascismo e delle sue cause. Lo studio parte dalla ricerca dei documenti originali (cioè, per esempio, le leggi che autorizzarono Cadorna e soci a decimare, fucilare gli incerti ecc). Si pone l’accento su come la storia locale, le scienze ausiliarie della storia, ecc confluiscano nella grande storia. Inoltre sono state selezionate parecchie foto relative a quel periodo e alle malefatte ( fucilazioni, invalidi, ecc.) della guerra e del fascismo

Armi che lo stato italiano ha venduto allo stato russo usate per la guerra all’ Ucraina.

Armi che lo stato italiano ha venduto allo stato russo. Usate per la guerra all’ Ucraina, ma non solo.
Lo sapevate? Lo avete dimenticato?

 

Tra i convogli militari russi nell’offensiva in Ucraina sfilano anche i blindati leggeri Lmv Rys, noti come Lince in Italia, assemblati in Russia su licenza di Iveco.

Dal 2012 l’Iveco LMV (Light Multirole Vehicle) fa parte delle dotazioni delle Forze armate russe.

Come riportava AnalisiDifesa nel novembre 2014, “sono stati tutti assemblati e consegnati all’esercito russo i 358 veicoli 4×4 Iveco LMV-M65 Rys (Lince)”. La fornitura segue il contratto siglato nel giugno 2011 tra Iveco Defence Vehicles e Oboronservis, controllata del ministero della Difesa responsabile per gli approvvigionamenti. In base a questo accordo, Iveco e Oboronservis hanno costituito una joint venture industriale finalizzata a localizzare gradualmente la produzione del LMV a Voronezh.

Il contratto, da circa un miliardo di dollari, prevedeva lo sviluppo e la produzione di 1.775 veicoli, ma fu disdetto nel 2013. “Al veicolo italiano, simile ai Lince in dotazione alle forze armate italiane e acquistato da altre 10 nazioni, è stato preferito il prodotto nazionale GAZ Tigr” sottolineava AnalisiDifesa.

Tutto ciò avveniva prima del 31 luglio 2014, quando l’Ue ha adottato la Decisione 2014/512/PESC del Consiglio relativa a misure restrittive in vista delle azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina. Tra queste l’embargo alla vendita di armi.

Nel frattempo, i blindati Iveco Lince hanno fatto parte anche del contingente russo in Siria nel 2015. E ora, mentre l’Italia invia armi in Ucraina a sostegno della difesa di Kiev, gli stessi blindati Iveco fanno parte dei convogli militari russi.

Tutti i dettagli.

L’ARSENALE DELL’ESERCITO RUSSO

Come descrive Paolo Muri su InsideOver, nell’offensiva in Ucraina “Mosca sta utilizzando tutte le tipologie di MBT (Main Battle Tank) presenti nel suo arsenale, eccezion fatta per i T-14. Si sono visti T-72 di vario tipo, T80 e T-90. Presenti anche diversi veicoli da combattimento per la fanteria (AIFV – Armoured Infantry Fighting Vehicle) della serie BTR e BMP nonché quelli più leggeri per le truppe aerotrasportate (le Vdv) tipo BMD insieme agli onnipresenti MT-LB. L’esercito di Mosca sta utilizzando anche veicoli più piccoli rispetto ai BTR come i ruotati Tigr e gli Iveco “Lince” di fabbricazione russa, o LMV-M65 Rys”.

L’INTERESSE PER I BLINDATI ITALIANI NEL 2011

Nel 2011 infatti la Russia ha manifestato l’intenzione di acquistare dai 1500 ai 1700 blindati italiani Lmv M65 della Iveco. “Lo riferiva il quotidiano russo Izvestia — ripreso dall’Ansa — citando fonti del complesso industriale-militare russo dopo la notizia di un rafforzamento della cooperazione militare tra Italia e Russia, anche con l’acquisto di blindati italiani, annunciata a novembre 2011 dal capo di Stato maggiore russo, gen. Nikolai Makarov, nell’incontro con il collega italiano, gen. Biagio Abrate”.

“I blindati — scriveva il giornale — dovrebbero essere assemblati in Russia e costare da 300 a 500 mila euro l’uno, a seconda dell’equipaggiamento. La cooperazione avrebbe consentito ai russi di acquisire il know how, da utilizzare per progettare la piattaforma destinata alla creazione dei blindati russi ”Boomerang”. L’interesse per il Lince è nato dopo la guerra lampo tra Russia e Georgia nell’agosto del 2008 per l’Ossezia del sud”.

LA PRODUZIONE IN RUSSIA

E nel giugno 2011 Iveco Defence, azienda del Gruppo Fiat Industrial, siglò un contratto con la già citata Oboronservis. In base a questo accordo la nuova capacità industriale in Russia avrebbe dovuto aggiungere altre 300-500 unità all’anno.

Iniziò così la produzione degli Iveco LMV per Mosca, appositamente adattati per le esigenze d’impiego delle Forze armate locali, progressivamente spostata a Voronezh, in Russia.

Nel 2012 l’esercito russo ha ricevuto 67 Iveco LMV Rys. Altri 358 sono stati assemblati localmente tra il 2013 e il 2014.

OSPITE D’ONORE ALLA PARATA MILITARE RUSSA DEL 2012

Nel 2012, il veicolo blindato Lince era addirittura l’ospite d’onore alla grande parata militare che si è svolta il 9 maggio sulla Piazza Rossa di Mosca in ricordo del 67/mo anniversario della vittoria della Russia sul nazismo. Come si legge nel comunicato stampa diffuso all’epoca dalla Iveco Defence Vehicles.

“Per la prima volta nella storia delle parate sovietiche, un veicolo di provenienza straniera ha avuto un posto di rilievo nella cerimonia”, sottolinea la nota dell’azienda italiana.

LO SCANDALO PER CORRUZIONE CHE HA TRAVOLTO IL MINISTERO DELLA DIFESA RUSSO

Nel frattempo, l’allora ministro della Difesa Anatolij Serdjukov, responsabile del dicastero dal 2007 è finito sotto indagine. Come raccontava Antonella Scotti sul Sole 24 Ore a novembre 2012 è partita da Mosca “un’inchiesta per corruzione che ha al centro il ministero della Difesa e sospette frodi per tre miliardi di rubli, 95,5 milioni di dollari.” L’inchiesta ha riguardato proprio “Oboronservis, holding che dal 2007 gestisce forniture di beni e servizi alle forze armate”.

E l’inchiesta sulla Difesa ha travolto anche la commessa per gli Iveco Lmv del 2011.

Nel 2013 l’agenzia stampa russa Tass ha rivelato che era stata avviata una causa penale nei confronti di Oboronservis per evasione del dazio doganale in relazione all’importazione di 264 veicoli blindati prodotti da Iveco a seguito di contratti conclusi nel 2011-2012.

In conclusione, a gennaio 2013 “il generale Vladimir Chirkin, comandante delle forze russe di terra, ha annunciato che la seconda parte dell’accordo – la fornitura di 1.200 veicoli – sarebbe stata disdetta: l’esercito, ha ammonito il generale, “deve concentrarsi sui produttori nazionali”. In campo riappariranno i Tigr” segnalava il Sole nel 2013.

I BLINDATI ITALIANI PARTE ANCHE DEL CONTINGENTE RUSSO IN SIRIA

Tuttavia, la consegna e l’assemblaggio della prima parte dell’accordo si è conclusa nel 2014 come già detto.

Dopodiché la Russia ha perfino dispiegato i veicoli leggeri multiruolo Iveco anche in Siria. Lo rendevano noto nel settembre 2015 fonti di stampa vicine al ministero della Difesa russo, precisando che “sono parte del contingente russo in Siria, la ragione è stata la buona performance del veicolo da combattimento per proteggere gli uomini da ordigni esplosivi improvvisati”, come riporta ItaliaOggi.

Fonte https://www.startmag.it/mondo/ucraina-tra-i-blindati-dellesercito-russo-anche-gli-italiani-iveco/