CHI SONO GLI ANARCHICI?

Riprende la pubblicazione di documenti per non farci rubare la memoria. Quale era la situazione prima della rivolta del ’68, dell’autunno caldo, della strage di Piazza Fontana, dell’assassinio di Pinelli e dell’incarcerazione di Valpreda, Gargamelli e altri compagni? La lettura di CHI SONO GLI ANARCHICI è utile a capire il contesto di quegli anni.

Abolizione dello stato, abolizione della proprietà, abolizione della famiglia, diritto all’amore, attenzione ai nuovi fermenti prodotti dai “Provos” e dai “Beatniks”, lotta continua, pacifica o violenta secondo le circostanze, contro il governo e contro i proprietari, integrazione tra lavoro manuale e intellettuale, rifiuto di conquistare il potere con le elezioni o altri mezzi. Questi, in sintesi i temi toccati da questo documento prodotto dalla Gioventù Anarchica alla fine degli anni ’60.

 

Chi sono gli anarchici?

Nessuna dottrina sociale è stata, forse, tanto calunniata, fraintesa, sottovalutata, odiata, ignorata, disprezzata quanto quella anarchica. Attorno a nessun movimento politico,forse, si è formata una tale congiura del silenzio (rotta solo, quasi da menzogne diffamatorie e fantastiche) come sull’ anarchismo.
Eppure gli anarchici hanno avuto ruoli di primo piano nella Prima Internazionale, nella nascita del socialismo in Italia, nella Rivoluzione Russa, nella Rivoluzione Spagnola…

Due sono le Opinioni più comuni sul conto degli anarchici. Una è che essi siano dei pazzi pericolosi, lanciatori di bombe e fautori di caos. L’ altra opinione, diametralmente opposta. vuole che gli anarchici siano dei sognatori, dei poeti che fantasticano di una deliziosa ma impossibile società
ideale.

Chi sono gli anarchici ?

Sono « quelli delle bombe? ». Sono
dei violenti ? Dopo Hiroscima, dopo due guerre mondiali, dopo il Vietnam, dopo milioni di bombe che hanno ucciso milioni
di uomini, donne, bambini, dopo lo stalinismo ed il fascismo.., non è ridicolo pensare agli anarchici in questi termini ? Questi termini non sarebbe più logico usarli per i governanti, i politicanti. i militari di carriera… ?
Alcuni anarchici per lo più in periodi storici di particolare violenza reazionaria hanno dato una voce vigorosa alla giustizia del popolo e noi, giovani anarchici, siamo oggi orgogliosi di loro, ma neghiamo che,
con un minimo di coerenza logica si possano per questo definire violenti gli anarchici. Chi risponde alla violenza con la violenza fa della legittima difesa; Senza contare che, quantitativamente, gli atti violenti degli anarchici scompaiono, come una goccia d’acqua, nell’oceano delle violenze commesse dai governi contro di loro e contro il popolo.
Violenta è la società gerarchica (in Italia. in Russia. in Cina. in Spagna…), ogni giorno, nelle fabbriche, nelle miniere, nei cantieri… Violenta è la società gerarchica che, per il discutibile interesse di pochi privilegiati, scatena le guerre e tiene l’ umanità sotto l’ incubo continuo della distruzione totale. Violenta è la società gerarchica che toglie ai lavoratori manuali il
piacere di un lavoro creativo, costringendoli ad una routine che abbrutisce; che toglie ai giovani il diritto di fare all’amore, costringendoli nella camicia di forza di una morale da nevrotici: che toglie alla maggioranza della popolazione i beni di consumo migliori per riservarli ad una èlite di privilegiati…

Chi sono gli anarchici ?

Storicamente, sono l’ ala estrema del movimento socialista (essi si sono chiamati infatti anche socialisti-libertari e comunisti-anarchici). Ma, come è opinione comune, gli anarchici, perdendo il senso della realtà,
non hanno forse travisato il socialismo, con
l’inseguire delle fantasticherie belle ma irrealizzabili ? Sono cioè degli stravaganti, dei poeti, degli utopisti ?
I democratici erano un tempo accusati di utopia (e, bene o male, la loro « democrazia » ha prevalso sull’aristocrazia); i marxisti erano accusati di utopia (e, bene o male, il loro « socialismo » di Stato è ora
una realtà funzionante)… Gli anarchici sono stati e sono accusati di utopia dai « democratici » borghesi e dai « socialisti » marxisti, ma questo non stupisce (stupirebbe il contrario). Ogni classe dirigente deve sostenere (sarebbe suicidio non farlo) che non è possibile un sistema sociale diverso dal suo e che, soprattutto, è impossibile una struttura sociale egualitaria. Così l’ideologia anarchica, la più coerente e completa
ideologia dell’uguaglianza e della libertà elaborata sino ad oggi, non poteva che essere bersaglio di sprezzanti accuse di utopia. Perché se è utopia la società anarchica sono utopia l’ uguaglianza e la libertà. Ed in effetti i padroni (capitalisti o funzionari dello Stato comunista che siano) sembrano
convinti (e forse lo sono) che libertà ed uguaglianza non siano cose di questo mondo (nonostante a fini propagandistici ne parlino continuamente fino alla nausea).
Cosa di questo mondo sarebbe invece che ognuno difenda coi denti la propria posizione sulla scala dei privilegi, guardi con disprezzo e sospetto chiunque sotto di lui faccia sforzi per salire su questa maledetta
scala, guardi con invidia e rancore e paura chi si trovi sopra di lui e gridi ad ogni piè sospinto: « E’ un’ utopia »…

Chi sono gli anarchici ?

Sono operai. studenti, contadini, artigiani.., che in tutto il mondo lottano per distruggere la società gerarchica (disuguaglianza. oppressione. sfruttamento…) e costruire una società egualitaria. Lottano cioè per quella che è stata la costante, continua aspirazione degli sfruttati di ogni tempo. Ma sempre, infatti, gli umili, gli oppressi. gli strati inferiori della società, nella incessante multiforme lotta per uscire dalla loro condizione, hanno espresso più o meno chiaramente questa aspirazione ad
una società egualitaria, alla distruzione dell’autorità. Questo è il senso storico dell’anarchisrno. questo è il senso reale della
lotta degli anarchici, che non nasce dai loro cervelli fantasiosi o malati, ma dalla realtà dello sfruttamento e dallo sforzo degli sfruttati per uscirne.

Cos’è l’ anarchia ?

Cosè questa società che vogliono costruire gli anarchici, questa anarchia ? E come ci si può arrivare ? Cosa vogliono e cosa dicono gli anarchici ? Cercheremo di dirlo in breve ed in tutta semplicità (ma non è tuttavia facile sintetizzare in poche righe una scienza elaborata in cento anni
di lotte e di pensiero).
Gli anarchici ritengono che la più gran parte dei mali che affliggono gli uomini dipende dalla cattiva organizzazione sociale e che gli uomini, volendo e sapendo, possono distruggerli.
La società attuale è il risultato delle lotte secolari che gli uomini hanno combattuto fra di loro… Data la lotta, naturalmente, i più forti o i più fortunati dovevano vincere e in vario modo sottoporre ed opprimere i vinti… Così man mano attraverso tutta una rete complicatissima di
lotte di ogni specie, invasioni, guerre, ribellioni, repressioni, concessioni strappate, associazioni di vinti unitisi per la difesa e di vincitori unitisi per l’ offesa si è giunti allo stato attuale della società… Tale stato
di cose gli anarchici vogliono radicalmente cambiare. Essi vogliono abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; vogliono che tutti gli uomini, affratellati da una solidarietà cosciente e voluta cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti: vogliono che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il medesimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale.

Vale a dire uguaglianza di condizioni sociali (economiche, culturali, ecc.) per tutti ed emancipazione dalle menzogne religiose e pseudoscientifiche, dai miti patriottici, nazionalistici, razzistici, da una moralità gregaristico-autoritaria… Perché questo possa avvenire, bisogna che:

1) la proprietà dei mezzi di produzione
venga tolta ad una minoranza di privilegiati e restituita alla collettività;
2) venga abolito lo Stato (ogni forma
di Stato), dallo Stato « borghese » — apparato di difesa dei privilegi capitalistici —allo Stato « socialista » — apparato di formazione e difesa dei privilegi tipici della nuova classe padronale « socialista »: i tecno-burocrati. cioè i dirigenti tecnici ed amministrativi delle industrie e delle aziende
agricole, i funzionari di partito e di sindacato. i quadri superiori dello Stato, ecc. ;
3) tutti gli individui arrivino ai gradi
superiori dell’istruzione ed al lavoro intellettuale. perché l’ esercizio del lavoro intellettuale da parte di una minoranza di individui, fa inequivocabilmente di questi individui dei privilegiati, e perché il sapere
così monopolizzato, diventa uno degli strumenti più potenti per la dominazione di una minoranza di lavoratori intellettuali su
una maggioranza di lavoratori manuali;
4) sia abolita la famiglia patriarcale(unità associativa elementare autoritaria) e sostituita con quelle forme associative che nasceranno dalla pratica dell’ uguaglianza e del libero amore (libero dai tabù, dalle ipocrisie, dalle deviazioni esibizionistiche e violente).

All’organizzazione statale della società,
tipicamente gerarchica ed accentrata, si contrappone I’organizzazione anarchica, basata su libere associazioni e federazioni di produttori e consumatori, fatte e modificate
secondo la volontà dei componenti. Al monopolio del sapere e del lavoro intellettuale la rivoluzione anarchica sostituirà la sua
propria struttura, risultante dall’unione inscindibile dello studio e del lavoro, ed a formare questa struttura dovranno concorrere tutti gli uomini indistintamente su un piano di assoluta uguaglianza e giustizia
materiale.
Dunque espropriazione dei detentori della proprietà, del potere. della scienza. E per creare le condizioni favorevoli a questa rivoluzione: propaganda continua, capillare delle idee, organizzazione libertaria delle
forze popolari, lotta continua, pacifica o violenta secondo le circostanze, contro il governo e contro i proprietari, per conquistare
quanto più si può di libertà e di benessere per tutti. Questa lotta potrà assumere forme diverse a seconda delle condizioni storiche ed ambientali, ma dovrà avere come caratteristica costante ed « identificante » il rifiuto di ogni tattica che miri alla conquista — pacifica (elezioni) o violenta
— del potere (coerentemente col rifiuto anarchico dello Stato e dell’autorità).

Come sono organizzati
gli anarchici ?

« Il merito di avere per primi, instancabilmente indicato come gerarchia ed oligarchia siano le inevitabili conseguenze dell’organizzazione di partito deve essere attribuito agli anarchici.
Essi hanno idee mollo più chiare dei socialisti e dei sindacalisti sui pericoli dell’organizzazione.
Essi combattono l’ autorità come fonte ricerca di nuove idee e di nuovi rapporti di illibertà e di schiavitù. Per sottrarsi da loro identificato con lucidità, hanno rinunciato a formare un partito nel vero senso della parola, nonostante tutti gli inconvenienti che comporta una
soluzione del genere » (R. MICHELS Sociologia del partito politico).
L’unità organizzativa fondamentale degli anarchici, in tutto il mondo, è il gruppo (in cui gli individui si associano liberamente, su basi geografiche o di affinità). I gruppi sono poi associati in federazioni (che possono avere o meno degli organi stabili di coordinamento). L’ individuo nel gruppo
ed ,il gruppo nella federazione sono legati da patti liberamente accettati e non esistono rapporti gerarchici.
Niente tessere, niente segreterie, comitati centrali, niente poderosi apparati organizzativi.
Tutto ciò comporta certamente diversi svantaggi, in efficienza operativa, nei
confronti dei partiti, ma l’ efficienza in assoluto non interessa agli anarchici. Interessa la efficienza ai fini della costruzione di
una società libertaria, cioè della rivoluzione anarchica, ed in questa prospettiva l’organizzazione per gruppi appare la più valida.
Noi anarchici non crediamo perciò che la nostra organizzazione sia anacronistica e come noi non lo credono i giovani; non lo credono i
beatniks, i provos che, alla ricerca di nuove idee e di nuovi rapporti umani, si ritrovano anarchici e si raggruppano in modi libertari….

LA GIOVENTU’ ANARCHICA

Anarchia e violenza di E. Malatesta

Proponiamo la lettura di un brano di Errico Malatesta sul rapporto tra anarchia e violenza. Si tratta di un classico, in alcuni passaggi risente dell’epoca in cui è stato scritto, ma rimane sempre un ottimo stimolo alla riflessione e alla critica.

Anarchia e violenza

Anarchia vuol dire non-violenza, non-domino dell’uomo sull’uomo, non-imposizione per forza della volontà di uno o di più su quella di altri.
È solo, mediante l’armonizzazione degl’interessi, mediante la cooperazione volontaria, con l’amore, il rispetto, la reciproca tolleranza, è solo colla persuasione, l’esempio, il contagio ed il vantaggio mutuo della benevolenza che può e deve trionfare l’anarchia, cioè una società di fratelli liberamente solidali, che assicuri a tutti la massima libertà, il massimo
sviluppo, il massimo benessere possibili.
Vi sono certamente altri uomini, altri partiti, altre scuole tanto sinceramente devoti al bene generale quanto possono esserlo i migliori tra noi. Ma ciò che distingue gli anarchici da tutti gli altri si è appunto l’orrore della violenza, il desiderio ed il proposito di eliminare la violenza, cioè la forza materiale, dalle competenze tra gli uomini.
Si potrebbe dire perciò che l’idea specifica che distingue gli anarchici è l’abolizione del gendarme, l’esclusione dai fattori sociali della regola imposta mediante la forza brutale, legale o illegale che sia.
Ma allora, si potrà domandare, perché nella lotta attuale, contro le istituzioni politicosociali, che giudicano oppressive, gli anarchici hanno predicato e praticato, e predicano e praticano, quando possono, l’uso dei mezzi violenti che pur sono in evidente contraddizione coi fini loro? E questo al punto che, in certi momenti, molti avversarii in buona fede han creduto, e tutti quelli in mala fede han finto di credere, che carattere specifico dell’anarchismo fosse proprio la violenza?
La domanda può sembrare imbarazzante, ma vi si può rispondere in poche parole. Gli è che perché due vivano in pace bisogna che tutti e due vogliano la pace; che se uno dei due si ostina a volere colla forza obbligare l’altro a lavorare per lui ed a servirlo, l’altro se vuol conservare dignità di uomo e non essere ridotto alla più abbietta schiavitù, malgrado
tutto il suo amore per la pace ed il buon accordo, sarà ben obbligato a resistere alla forza con mezzi adeguati.
Supponete, per esempio, che vi accada di venire a conflitto con un qualsiasi Dumini e che egli sia armato e voi inerme, egli spalleggiato da una banda numerosa e voi solo o in pochi, egli sicuro dell’impunità e voi preoccupato dal pericolo che sopravvengano i carabinieri che vi arrestano e vi maltrattano e vi fan restare in prigione chi sa quanto tempo… e poi
ditemi se sarebbe il caso di pensare ad uscire dal mal passo persuadendo il vostro Dumini colle buone ragioni ad essere giusto, buono e dolce!

L’origine prima dei mali che han travagliato e travagliano l’umanità, a parte s’intende quelli che dipendono dalle forze avverse della natura, è il fatto che gli uomini non han compreso che l’accordo e la cooperazione fraterna sarebbe stato il mezzo migliore per assicurare a tutti il massimo bene possibile, ed i più forti ed i più furbi han voluto sottomettere
e sfruttare gli altri, e quando sono riusciti a conquistare una posizione vantaggiosa han voluto assicurarsene e perpetuarne il possesso creando in loro difesa ogni specie di organi permanenti di coercizione.
Da ciò, è venuto che tutta la storia è piena di lotte cruenti: prepotenze, ingiustizie, oppressioni feroci da una parte, ribellioni dall’altra.
Non v’è da fare distinzioni di partiti: chiunque ha voluto emanciparsi, o tentare di emanciparsi, ha dovuto opporre la forza alla forza, le armi alle armi.
Però ciascuno, mentre ha trovato necessario e giusto adoperare la forza per difendere la propria libertà, i proprii interessi, la propria classe, il proprio paese, ha poi, in nome di una morale sua speciale, condannata la violenza quando questa si rivolgeva contro di lui per la libertà, per gl’interessi, per la classe, per il paese degli altri.
Così quegli stessi che, per esempio qui in Italia, glorificano a giusta ragione le guerre per l’indipendenza ed erigono marmi e bronzi in onore di Agesilao Milano, di Felice Orsini, di Guglielmo Oberdan e quelli che hanno sciolto inni appassionati a Sofia Perovskaja ed altri martiri di paesi lontani, han poi trattati da delinquenti gli anarchici quando questi sono sorti a reclamare la libertà integrale e la giustizia uguale per tutti gli esseri umani
ed hanno francamente dichiarato che, oggi come ieri, fino a quando l’oppressione ed il privilegio saran difesi della forza bruta delle bajonette, l’insurrezione popolare, la rivolta dell’individuo e della massa, resta il mezzo necessario per conseguire l’emancipazione.
Ricordo che in occasione di un clamoroso attentato anarchico, uno che figurava allora nelle prime file del partito socialista e tornava fresco fresco dalla guerra turco-greca, gridava forte, con l’approvazione dei suoi compagni, che la vita umana è sacra sempre e che
non bisogna attentarvi nemmeno per la causa della libertà. Pare che facesse eccezione la vita dei Turchi e la causa dell’indipendenza greca!
Illogicità, o ipocrisia?

Eppure la violenza anarchica è la sola che sia giustificabile, la sola che non sia criminale.
Parlo naturalmente della violenza che ha davvero i caratteri anarchici, e non di questo o quel fatto di violenza cieca ed irragionevole che è stato attribuito agli anarchici, o che magari è stato commesso da veri anarchici spinti al furore da infami persecuzioni, o accecati, per eccesso di sensibilità non temperato dalla ragione, dallo spettacolo delle ingiustizie
sociali, dal dolore per il dolore altrui.
La vera violenza anarchica è quella che cessa dove cessa la necessità della difesa e della liberazione. Essa è temperata dalla coscienza che gli individui presi isolatamente sono poco o punto responsabili della posizione che ha fatto loro l’eredità e l’ambiente; essa non è ispirata dall’odio ma dall’amore; ed è santa perché mira alla liberazione di tutti e non alla
sostituzione del proprio dominio a quello degli altri.
Vi è stato in Italia un partito che, con fini di alta civiltà si è adoperato a spegnere nelle masse ogni fiducia nella violenza… ed è riuscito a renderle incapaci ad ogni resistenza quando è venuto il fascismo. Mi è parso che lo stesso Turati ha più o meno chiaramente riconosciuto e lamentato il fatto nel suo discorso di Parigi per la commemorazione di Jaurès.
Gli anarchici non hanno ipocrisia. La forza bisogna respingerla colla forza: oggi contro le oppressioni di oggi; domani contro le oppressioni che potrebbero tentare di sostituirsi a quelle di oggi.
Noi vogliamo la libertà per tutti, per noi e per i nostri amici come per i nostri avversari e nemici. Libertà di pensare e di propagare il proprio pensiero, libertà di lavorare e di organizzare la propria vita nel modo che piace; non libertà, s’intende e si prega i comunisti di non equivocare – non libertà, di sopprimere la libertà e di sfruttare il lavoro degli altri.
[Pubblicato su “Pensiero e Volontà” n. 17 del 1° settembre 1924]

Del diapason e degli ingranaggi


Siamo convinti che la memoria sia un ingranaggio collettivo e all’interno di esso quasi chiunque possa trovare la propria dimensione su un terreno di condivisione. Non ci piacciono i richiami alla titolarità di “utilizzo” basate su interpretazioni della storia che si millantano autentiche, ma spesso si rivelano travisazioni, se non proprio falsità. A tal proposito la velata accusa di non aver chiesto l’autorizzazione per parlare di Pinelli, la respingiamo al mittente.

Il diapason è un oggetto che serve ad accordare tutti gli strumenti musicali.
Evidentemente, sfidando le leggi della fisica, ci sono casi in cui il diapason non riesce a trovare la lunghezza d’onda per accomodarsi con qualche strumento, che quindi non trova posto nelle bande musicali che animeranno le strade cittadine.

Per questo il circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa non sarà alla catena umana del 14 dicembre, ritenendo che non abbiano trovato posto nel manifesto\volantino ufficiale, le ingiustizie di oggi, le accuse infamanti verso Pietro Valpreda ed altri compagni, con seguente carcerazione. Abbiamo cercato il confronto per trovare spazi comuni di azione sin dall’inizio, tuttavia il processo di organizzazione è stato verticistico ed escludente con la conseguenza che siamo stati “accompagnati” alla porta.

Come ogni anno ci faremo promotori della manifestazione del 12 dicembre, cercando il confronto con tutte le realtà, includendo le parole d’ordine di tutti, come siamo abituati a fare da sempre. Siamo convinti che solo nei processi inclusivi e aggreganti, possano esserci spazi di arricchimento per tutti.

Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa