Per sempre, altrove

Domenica 26 marzo alle 16
Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa
Viale Monza 255 Milano

L’autrice Barbara Cagni e Ivana Kerecki presentano il romanzo “Per sempre, altrove”.

A volte, l’unica scelta possibile è quella di partire.

Un libro sull’emigrazione intesa in senso lato, da un paese, da se stessi, dagli altri, e sui danni provocati dal senso di sradicamento e dalla solitudine che la scelta di partire spesso comporta.

È una domenica d’autunno del 1955 quando una telefonata raggiunge la famiglia della piccola narratrice della storia per avvisare che Berta, la sorella maggiore a cui è più legata e che è da poco emigrata in Svizzera, ha iniziato a dare segni di squilibrio. Il padre parte immediatamente per riportare la figlia a casa, nel piccolo paese di montagna dove il tempo trascorre lento come il Piave giù a valle e dove la comunità affronta la vita con la stessa naturalezza degli alberi del bosco, anche se con radici assai più fragili: sono sempre di più, infatti, i giovani costretti a emigrare per trovare lavoro, così come aveva fatto anche Berta, spinta da una sofferenza profonda e tutta personale.
La protagonista del libro, così, ripercorre la dolorosa vicenda della sorella ma anche tutto il prezioso mosaico di vite del paese in cui ha trascorso l’infanzia, tra gli abbracci della migliore amica Clarissa, le chiacchiere delle comari, i discorsi impegnati del padre, i balli in piazza d’estate e gli addii, purtroppo sempre più numerosi, di coloro che provano a cercare fortuna altrove.
Un’autrice nuova che affronta temi importanti con una scrittura estremamente delicata e un’amorevole cura dei dettagli: in Per sempre, altrove si intrecciano i desideri e le fragili speranze di chi parte e di chi resta, ma anche di chi non sarà più in grado di tornare indietro. Un romanzo suggestivo che parla di distacchi e lontananza, ma anche e soprattutto una potente riflessione sull’amore, il coraggio e la solidarietà tra donne che, spesso dimenticate, sono da sempre il cuore pulsante di ogni comunità.

«Barbara Cagni dà vita a un romanzo che è insieme affresco di un’epoca e spaccato familiare, di più, entra nel cuore della vicenda più umana di tutte: il congedo. Dagli affetti e da se stessi. Quanti, oggi come ieri, partono in cerca di fortuna, in un altrove spesso illusorio che coincide, invece, con l’infelicità più dura. Ma l’amore, infantile, puro, sa come resistere».
Daniele Mencarelli

Oltre le ingiustizie Per una critica lucida dell’attuale politico.

Che cosa significa affermare l’ingiustizia di un certo trattamento repressivo quando questo è giuridicamente configurato e consolidato? Questa, che potrebbe sembrare una domanda di poca sostanza, è – in realtà – più ostica di quanto appare. Infatti, contestare una certa legge e, di rimando, un assetto istituzionale, comporta una precisa scelta. Dentro o contro? Dentro le regole del gioco istituzionale, fatto di uno specifico codice linguistico oltre che procedurale, oppure fuori di esso e quindi prima – ed oltre – ogni formulazione che coinvolga il diritto positivo? Dunque, a che cosa appellarsi..?
Guardiamoci attorno: CPR, sorveglianza speciale, arresti contro giovani attivisti sociali e studenti, carcere violento e vendicativo, repressione delle lotte dei lavoratori e dei sindacalisti di base, intimidazioni poliziesche… Una lista infinita. Ma soffermiamoci sull’attuale italiano. Ci sono paesi in cui questioni e vicende di repressione politica passano semplicemente in terzo piano. Nessun dibattito, nessuna dialettica, nessuna opinione pubblica, niente clamore o disappunto a nessun livello. Ma se in Italia, invece, la questione del carcere è arrivata ad interrogare una così larga parte di società, e decisamente non soltanto quella dei “senza potere”, è perché rappresenta un “che” di dirimente alla natura giuridica dello Stato. E qui, allora, i frazionamenti, le fazioni, le parti (qui, la magistratura..) che per interessi spesso divergenti si esprimono, sgomitando in una sala da ballo del potere in cui qualcuno dovrà pur ripulire… E a ripulire, spesso, sono coloro i quali lottano mettendosi in gioco. Tuttavia, per quanto possiamo, non mettiamoci a fare il “lavoro sporco” del potere. E diciamo a gran voce che lottare significa restare ed esserci anche a riflettori spenti. Restare è poter continuare a portare avanti le proprie idee ed argomenti senza temere le strumentalizzazioni che pur sempre piovono addosso.
Più che di rabbia abbiamo bisogno di intelligenza, e molta, per affrontare con lucidità le dinamiche di potere a cui l’agire politico e solidale è quotidianamente sottoposto. Serve accortezza. Perché, pur con le migliori ragioni, esiste sempre il rischio, da riconoscere nitidamente, dell’ “utile” e “funzionale” capro espiatorio. Repressione non è solo bastone, altrimenti quanto sarebbe facile evidenziarne gli scempi! Può esistere infatti, entro il campo sociale, una “tolleranza repressiva”; ossia quella forma di velato compiacimento riguardo alle espressioni di piazza che fa il bene massimo delle istituzioni, sempre bisognose di elementi facilmente etichettabili per ripulire se stesse dall’irresponsabilità sociale per eccellenza. E’ questa che dobbiamo avere la forza di continuare con intelligenza a tematizzare. Insieme ad Alessandra Algostino vi invitiamo ad un incontro pubblico che, muovendo da questi spunti, vuole allargare il discorso a tutti coloro che non accettano il gioco sfalsato del potere.

Domenica 12 marzo alle ore 16

Viale Monza 255 Milano

Paolo Morando – La strage di Bologna

Paolo Morando – La strage di Bologna

Vi invitiamo alla presentazione del libro di Paolo Morando “La strage di Bologna – Bellini, i Nar, i mandanti e un perdono tradito.”
( Feltrinelli ).
Oltre all’autore sarà presente Saverio Ferrari dell’Osservatorio Democratico sulle nuove Destre.
Domenica 5 marzo 2023 alle 15:00 al Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Viale Monza 255, Milano.
Il 2 agosto 1980 Anna Di Vittorio perse il fratello Mauro. In quei giorni conobbe Gian Carlo Calidori, poi divenuto suo marito, che nella strage aveva perso invece un amico. Una quindicina d’anni fa, dopo un lungo percorso di corrispondenza e conoscenza con Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, Anna e il marito scrissero la lettera di “perdono” che consentì a Mambro di ottenere la libertà. Poi però il fronte innocentista iniziò a sostenere che a trasportare la bomba, rimanendone vittima, era stato lo stesso Mauro Di Vittorio, vicino a Lotta Continua. All’ipotesi aderirono senza imbarazzi proprio Mambro e Fioravanti. La vicenda rientrò, anche per via giudiziaria, ma oggi permette di fare il punto sulla storia processuale e sulle novità emerse dalle sentenze su Gilberto Cavallini e Paolo Bellini, entrambi condannati in primo grado all’ergastolo. Lo sfondo di quest’ultimo processo riguardava, infatti, per la prima volta, mandanti e organizzatori della strage. E passi per Gelli e Ortolani, ma sono rispuntati nomi che sembravano appartenere a una stagione precedente, come l’ex capo dell’Ufficio Affari riservati Federico Umberto D’Amato e il giornalista Mario Tedeschi, già senatore missino e direttore del “Borghese”.
Oggi la lettura della strage di Bologna è cambiata: non più l’opera di un gruppo di ragazzetti esaltati, i Nar, bensì un’operazione lungamente studiata, quanto in alto ancora non si sa, ma sicuramente organizzata e finanziata dalla P2, insieme a pezzi dello Stato e saldando le sigle della galassia dell’eversione nera. Tutto questo in una logica di continuità con gli anni Settanta: quell’aspra stagione della strategia della tensione che nell’agosto del 1980 l’Italia sembrava aver definitivamente archiviato, ma che – per chi ne reggeva i fili – non era invece affatto conclusa.
Oggi, per la prima volta, la strage più grave della storia italiana ha mandanti e organizzatori. Ma nella vicenda di Anna Di Vittorio rivivono tutti i veleni di una stagione che ancora non vuole concludersi.