Arbeit macht frei: il lavoro, lo schiavismo socialmente accettato. Con Renato Curcio.

Arbeit macht frei: il lavoro, lo schiavismo socialmente accettato. Con Renato Curcio.

Da quando la comunicazione è diventata politica, stuoli di comunicatori si impegnano a riscrivere la realtà con neologismi che evocano un immaginario edulcorato, ma che celano una realtà ben diversa.
Con la stessa operazione, per decenni ci hanno costruito attorno il culto dell’homo faber ed elevato il lavoro a una sorta di rituale salvifico. L’esaltazione del lavoro in sé, nasconde agli occhi di tutti il fatto che dover lavorare per vivere è un’attività da schiavi e non da uomini liberi. Al tempio dell’homo faber tutti veniamo sacrificati al dio della produzione e il lavoro ed il suo prodotto diventano l’unico senso dell’esistenza.

Il jobs act, il fascismo che non ti aspetti, è solo l’ultimo atto che ha sancito la fine dello statuto dei lavoratori, frutto di anni di lotte, e legalizzato lo sfruttamento.
Diciamocelo una volta per tutte: da tempo il lavoro è lo schiavismo socialmente accettato. Lo sfruttamento dell’essere vivente è ovunque e ognuno di noi lo perpetua con piccoli gesti quotidiani, per quanto ci si sforzi di fare il contrario.

Con Renato Curcio, domenica 19 aprile alle 18:00, al circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, parleremo di lavoro come sfruttamento. Ci chiederemo se siamo giunti a un momento della storia in cui l’ordine sociale è saldamente fondato sulla schiavitù; se la nostra felicità è conciliabile con questo sistema di sfruttamento; se davvero abbiamo bisogno dello sfruttamento-lavoro per vivere o meglio sopravvivere.

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