Di che marca è il pride?

Brevi riflessioni su diritti e profitti.

pride milano vip

Certo che dai tempi delle marce delle suffragette, quelle che volevano estendere il diritto di voto anche alle donne, ai pride, per estendere i diritti civili anche a chi non è eterosessuale sono stati fatti dei passi da gigante, non c’è che dire: la scienza e il progresso non si possono arrestare. Chissà quali altre frontiere varcheremo in futuro…
Trovate queste parole un po’ retoriche, esageratamente entusiaste e fiduciose verso i regimi democratici e i diritti civili?
Vi sbagliate. Vi sbagliate perchè qui non si parla di diritti, argomento decisamente vintage, ma di soldi. I soldi sono sempre attuali.
Di soldi, di potere e di controllo.
Vediamo.
Torniamo alle suffragette e a come una campagna per la parità tra sessi abbia avuto, negli Stati Uniti, il non trascurabile risultato di estendere il tabagismo tra le donne e di arricchire i produttori di tabacco.
Il tutto grazie a una trovata E. Barnays, nipote di S. Freud, divulgatore delle sue teorie; uno dei maestri della propaganda e delle pubbliche relazioni.
Pare che anche Goebbels, ministro della propaganda del terzo reich, ne apprezzasse le tesi.

“A quel tempo il fumo stava divenendo un vizio crescente negli Stati Uniti, ma per le donne era considerato un tabù, a loro non era consentito fumare in pubblico”
“Ogni anno a Broadway, quartiere di New York, si teneva una tradizionale parata di Pasqua a cui partecipavano migliaia di persone. Nell’edizione del 1929, Bernays decise di organizzare un evento: convinse un gruppo di dieci ricche debuttanti femministe a nascondere delle sigarette Lucky Strike sotto la gonna, poi avrebbero sfilato nella parata e ad un suo segnale, le avrebbero accese con fare teatrale. Bernays nel frattempo aveva informato la stampa del fatto che aveva sentito dire che un gruppo di suffragette avrebbe inscenato una protesta accendendo quelle che loro chiamavano “le torce della libertà”. Egli sapeva che questo evento avrebbe destato scalpore e che tutti i fotografi sarebbero stati pronti a catturare l’evento. Quindi aveva già preparato la frase “le torce della libertà”; aveva trovato un simbolo, le giovani donne debuttanti, che fumavano una sigaretta in pubblico, con una frase che significava che chiunque fosse favorevole all’uguaglianza avrebbe dovuto sostenerle nel dibattito che ne sarebbe scaturito, perché le torce erano “della libertà”. La frase era un chiaro riferimento alla statua della Libertà, simbolo che richiamava l’unità della nazione ed i suoi valori, e che era presente su tutte le monete americane. Il giorno seguente, questo avvenimento non era stato documentato solo sui giornali di New York, ma in quelli di tutti gli Stati Uniti e nel mondo. Il 1º aprile del ’29 il The New York Times scriveva: “Gruppo di ragazze accendono delle sigarette come gesto di libertà”. Da quel giorno in poi, le vendite delle sigarette alle donne aumentarono. Nonostante non fosse riuscito ad eliminare completamente il tabù, Bernays aveva reso questo fatto maggiormente accettato dalla società con un solo atto simbolico. Quello che egli aveva creato era l’idea che se una donna fumava, ciò l’avrebbe resa più potente e indipendente, un’idea che sopravvive ancora oggi”

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Una mossa geniale che diffusa e amplificata dai media ha prodotto il risultato voluto: estendere il mercato del tabacco e i profitti dei suoi produttori.
In questo caso tutto avviene in modo quasi clandestino, si organizza una messa in scena e si cerca di far credere che quanto succede sia spontaneo.

google prideOggi le cose sono cambiate, non ci si accontenta di approfittare di una mobilitazione che ci sarebbe comunque stata, no. La si sponsorizza e la appoggia, è successo col Milano Pride 2016, l'”evento” a cui hanno partecipato migliaia di persone è stato apertamente appoggiato e sponsorizzato da una lista di aziende, il cui scopo pricipale, ovviamente, non può essere promuovere i diritti, ma aumentare i profitti.
Per esempio Amazon ripetutamente attaccata per i livelli di sfruttamento al limite della schiavitù che impone ai lavoratori. Partecipando al pride ricostruisce la sua immagine e ricostruendo la sua immagine riguadagna la simpatia dei consumatori.

microsoft prideLo stesso vale per Microsoft, anch’essa tra gli sponsor del pride, e più volte accusata di sfruttamento del lavoro minorile, attraverso l’impresa cinese KYE.

Un vero salto di qualità per i moderni stregoni della propaganda.
Ma ci pensate?
Aziende che organizzano la difesa dei diritti…
Bernays non potrebbe che approvare.
Vogliamo provare a riflettere?

“La manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse svolge un ruolo importante in una società democratica, coloro i quali padroneggiano questo dispositivo sociale costituiscono un potere invisibile che dirige veramente il paese.”
( E Bernays )

P.S. #1

Quando qualcuno tenta di riprendersi la parola e la protesta, viene attaccato e cacciato, come è successo alle Collettive Femministe Queer.
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P.S. #2

E’ appena stata presentata la lista degli assessori al comune di Milano: tra di loro c’è una manager di Microsoft.
Sarà un caso?

MIO CARO PADRONE DOMANI TI SPARO

sparo
Era il 2001 e nell’Argentina stritolata dalla crisi e dal “default” che ne seguì, tutti i giorni, grandi e chiassose manifestazioni di piazza attraversavano l’intero paese a suon di battito di pentole (cacerolazos). Di fronte allo sfacelo sociale provocato dai migliori allievi di Friedman, i cosiddetti Chicago boys, del Fondo monetario internazionale, alle donne e gli uomini in lotta non rimase che rimboccarsi le maniche e tentare la via autogestionaria nelle fabbriche.
Il 19 giugno alle 18.30 al circolo Anarchico Ponte Della Ghisolfa Milano porteremo solidarità internazionale alla FaSinPat (Fábrica Sin Patrónes – Fabbrica senza padroni) ex Zanon, fabbrica occupata-recuperata argentina, con noi Carola e Mariano Pedrengo presenti nelle lotte del 2001 alla Zanon ed i compagni della Ri-MAFLOW, fabbrica recuperata, a portare il loro contributo per una serata di dibattito e confronto con 2 realtà autogestionarie di territori lontani e nate in momenti diversi. Un’occasione per raccontare e confrontare le esperienze e perchè no, magari anche cominciare a chiedersi se oltre che liberare il lavoro dal capitale, non sia arrivato il momento di liberarsi dal lavoro in quanto tale.
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