25 APRILE LA LIBERAZIONE INCOMPIUTA ( O TRADITA? )

25 APRILE LA LIBERAZIONE INCOMPIUTA ( O TRADITA? ) [incompiuta per gli anarchici, tradita per gli antifa democratici deleganti]


Alla resistenza presero parte partigiane e partigiani appartenenti alle più disparate tendenze politiche.
Oltre ai comunisti e ai socialisti, certamente i più numerosi e meglio organizzati, nelle brigate e nella resistenza diffusa militarono cattolici, liberali, monarchici, democratici in genere e anche anarchici.

Tutti uniti dal comune scopo di abbattere il regime nazifascista e porre fine alla seconda guerra mondiale, ma anche divisi su ciò che si sarebbe dovuto fare “dopo”, che, detto in altri termini, significava porsi la questione del potere. Restaurare lo stato liberale prefascista? Costruirne una democrazia più moderna? O provare a rendere reale quella rivoluzione che proprio il fascismo con la marcia su Roma aveva preventivamente soffocato?
La polemica sulla resistenza come rivoluzione tradita ha attraversato e attraversa la storia del nostro paese; chi quella rivoluzione non voleva, potrebbe (apparentemente a buon diritto) affermare che la maggioranza voleva semplicemente una democrazia moderna, garantita da una costituzione antifascista come quella attualmente in vigore in Italia. Quindi nessun tradimento della resistenza, ma solo la legittima realizzazione di ciò che voleva la maggioranza.

Invece il tradimento c’è stato. C’è stato anche e forse soprattutto per quei democratici amanti e sostenitori della costituzione; perchè il fascismo non è stato definitivamente cancellato come logica e giustizia richiedevano, anzi, lo si è lasciato crescere e prosperare, garantendo impunità ai fascisti.
Si comincia con l’amnistia Togliatti, comunista e ministro dell’Interno, nel 1946. Grazie a quel provvedimento, ad altri simili e a sentenze della magistratura, criminali fascisti della repubblica sociale, torturatori della peggior specie, collaboratori dei nazisti scamparono alla “dura sorte” che li aspettava.

È il caso dei componenti della banda Carità, seminatori di terrore e morte tra gli antifascisti e partigiani, o di Carlo Emanuele Basile, il boia di Genova, si potrebbero citare molti altri esempi, ma ci fermiamo qui. Aggiungiamo che, almeno nei primi tempi, l’amnistia non fu ben accolta da tutti, vi furono scioperi, mobilitazioni e in alcuni casi, anche impiego dell’esercito e dei carri armati per mantenere l’ordine. Poi però, la normalizzazione si fece strada e così dietro le apparenze dell’antifascismo, i fascisti prosperarono. Non solo perchè avevano potuto formare un loro partito (MSI), ma anche perchè, impuniti continuarono con le loro violenze e soprattutto ad occupare posti di potere, anche nella polizia.

Non è quindi per un caso o per un’eccezione se a capo della questura di Milano, quando la staffetta partigiana, poi diventato animatore del circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Giuseppe Pinelli vi entra per essere interrogato su piazza Fontana, si trova Marcello Guida, direttore del confino di Ventotene, dove venivano spediti gli antifascisti.
E non è nemmeno un caso che Pinelli non uscirà vivo dalla questura di Milano.
L’assassinio di Pinelli è, oltre al resto, anche la cifra di un antifascismo solo apparente, accomodante, istituzionale, imbelle, minato fin dalle origini.
Fanno sorridere gli appelli al rispetto della costituzione, ai valori della resistenza ogni volta che i fascisti colpiscono.

Il fascismo non è mai stato cancellato, perchè funzionale a questo sistema capitalista, sfruttatore e annientatore di ogni desiderio di vita migliore, non solo per il lavoro sporco come gli attentati della strategia della tensione.
La maggior parte dei fascisti non indossa più la camicia nera (al massimo qualche felpa) e chi occupa i posti di potere continua ad indossare giacca e cravatta oggi come allora.
Buona parte del governo attuale è ispirato dal fascismo, ma anche quello precedente, al di là delle apparenze e delle forme, seguiva un solco autoritario tracciato sin dal primo governo post-bellico.

Sull’immigrazione le somiglianze tra Salvini e Minniti sono evidentissime e non si fa tanta fatica a leggere un certa continuità con la Turco-Napolitano (militante dei GUF, poi togliattiano, frequentatore degli ambienti neoliberisti statunitensi, “stimato” presidente, garante delle costituzione antifascista). Ma anche lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, culminato con il Jobs Act ha una evidente somiglianza con la legislazione fascista.

Per non parlare della personalizzazione della politica, della ricerca del Capo da seguire sia a destra che a sinistra.

Ai giorni nostri non è difficile constatare come un vizio iniziale (l’amnistia e la legalizzazione, nei fatti, del fascismo) sia stato giorno per giorno reiterato con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Buon 25 aprile.

Il 25 aprile noi ci siamo

Il 25 aprile non è solo l’anniversario della liberazione incompiuta.
Il 25 aprile 1969 arrivano le bombe al padiglione della FIAT della fiera campionaria e alla stazione centrale a Milano. Vengono ovviamente subito accusati gli anarchici.
La strategia della tensione comincia ad operare.
La stagione di lotte, sempre più radicali, l’autunno caldo, non sfocia in un cambiamento della società. Con la strage di Piazza Fontana, l’assassinio di Pinelli e l’incarcerazione di Valpreda e altri compagni lo stato vuole bloccare ogni pulsione rivoluzionaria.

A noi non interessa una vuota e sterile commemorazione: il 25 aprile 2019 vi proponiamo di partecipare alla nostra iniziativa, non solo per preservare la memoria, ma anche per ribadire che senza lotte non si costruisce un futuro libero.
Lotta alle diseguaglianze prodotte dal capitalismo in tutte le sue declinazioni, dal sovranismo straccione, lotta per una reale parità tra tutti i generi, per una società ecocompatibile, ma anche contro le illusioni che i sistemi democratici ogni giorno ci propinano.

Il 25 aprile, il Circolo anarchico PONTE DELLA GHISOLFA c’è.

Nei prossimi giorni pubblicheremo il programma del pomeriggio. Stay tuned.

30 dicembre 1972 Dichiarazione di Valpreda e Gargamelli dopo la loro scarcerazione

Piazza Fontana, continua la pubblicazione di documenti per non farci rubare la memoria.30 dicembre 1972 Dichiarazione di Valpreda e Gargamelli dopo la loro scarcerazione

( Nella foto Valpreda e Gargamelli, secondo da sinistra )

Con la nostra scarcerazione è stato ottenuto un risultato positivo – che, naturalmente, ci soddisfa sul piano umano, in una battaglia che ha acquistato e conserverà il suo valore soltanto se portata avanti come una delle lotte che si combattono nel Paese per una radicale trasformazione delle strutture sociali e politiche.

Siamo stati i capri espiatori predeterminati di una manovra eversiva, che facendo leva sugli attentati del 1969, voleva ripristinare un ordine autoritario ed antidemocratico.

Sono stati tre anni di indicibili sofferenze e di rabbia.

Dai compagni che all’inizio ebbero il coraggio di sostenerci e di battersi per noi – contro la strumentalizzazione, il conformismo, la vigliaccheria di quanti, coscientemente o meno, volevano la nostra fine partendo da un’ingiusta valutazione politica dei fatti, di chiara marca conservatrice e reazionaria, lentamente – troppo lentamente, per noi – si è venuto costruendo uno schieramento di forze sempre più largo, che, giorno per giorno, ha fatto perdere credibilità e consenso al sistema ed agli esponenti di esso che ci volevano vittime.

Per questo, la nostra scarcerazione è solo un momento della battaglia che bisognerà portare avanti sino allo smascheramento ed alla condanna, politica e sociale, dei veri responsabili – diretti e indiretti – di tutta la strategia della tensione che ebbe il suo culmine nella strage di piazza Fontana, i quali, malgrado tutto, conservano ancora i loro posti di comando.

Oggi conosciamo i nomi di alcuni responsabili del nostro linciaggio morale e dell’assassinio materiale di tanti compagni innocenti; oggi esiste la possibilità concreta – e la nostra liberazione ne è una riprova – di continuare la lotta con ancora maggiore slancio e vigore, sino allo smascheramento totale della «strage di Stato» e per una società diversa in cui simili fatti e personaggi non possano più esistere.

 

Salute e anarchia, Roberto Gargamelli

Salud y libertad, Pietro Valpreda

Fonte https://stragedistato.wordpress.com/2011/03/10/30-dicembre-1972-dichiarazione-di-valpreda-e-gargamelli-dopo-la-loro-scarcerazione/