Almirante e il razzismo.

Riproponiamo uno scritto di G. Almirante¬† sulla rivista razzista “La difesa della razza”, pubblicata durante il ventennio fascista. Da non dimenticare, perch√® la storia non si ripeta.

Il razzismo e’ il piu’ vasto e coraggioso riconoscimento di se’ che l’Italia abbia mai tentato. Chi teme, ancor oggi, che si tratti di un’imitazione straniera (e i giovani non mancano, nelle file di questi timorosi) non si accorge di ragionare per assurdo: poiche’ e’ veramente assurdo sospettare che un movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza – cioe’ qualche cosa come un nazionalismo potenziato del cinquecento per cento – possa condurre ad un asservimento ad ideologie straniere. Si e’ parlato di razzismo spirituale.

Attenzione. Chi parla cosi’ ha tutta l’aria di voler rientrare nelle ingloriose file di coloro che, sotto la minaccia delle sanzioni, esaltavano l’imperialismo dello spirito, o, colti dal terrore del manganello, si professavano spiritualmente fascisti.

E’ meglio parlare di razzismo integrale, nel quale, come in ogni creazione di Mussolini, teoria e pratica si armonizzano in una chiara e realistica visione dell’umanita’. Si parte dal fatto biologico fondamentale – esistenza della razza italiana – e si giunge al gigantesco fatto politico: esistenza e potenziamento dell’Impero italiano. Ecco un circolo, ma non vizioso; e in esso rientra, come necessario tramite tra scienza e politica, la cultura, la nostra cultura.

Ed e’ ora assolutamente necessario, piu’ che mai necessario, il sorgere di una nostra scuola. Abbiamo udito, in questi giorni, in seguito alla totale eliminazione degli ebrei dalle scuole italiane, qualche timido lamento. L’operazione chirurgica e’ stata pronta e spietata; e qualche animuccia debole se n’e’ spaurita. “Vita Universitaria” – per esempio – organo ufficiale dell’Universita’ di Roma – si affretta a riconoscere “che oggi non sara’ facile coprire tutte le cattedre con elementi scientificamente ben preparati; e forse, in alcune materie, non sara’ possibile per alcuni anni”; e si preoccupa degli ” immediati e passeggeri (bonta’ sua!) danni” che l’esclusione dei giudei dalle Universita’ italiane potra’ arrecare.

A parte la discutibilissima inopportunita’ di simili affermazioni, oggi che tanto si parla di un necessario prestigio di razza; vorremmo sapere quale ne sia la fondatezza. Due, infatti, sono i casi. O la questione razziale, in Italia, vien concepita come un semplice avvicendarsi di posti e di cariche; e allora pur deplorando nell modo piu’ vivo chi cosi’ la concepisce – siamo disposti a concepire le ansie indicibili di quei poveri Rettori che di punto in bianco son costretti a sostituire 98 (diconsi novantotto) chiarissimi titolari di altrettante cattedre. O si capisce, e pre un Rettore non dovrebbe esser troppo lo sforzo, che l’impostazione del problema razzista implica il totale risanamento della Nazione dai germi che tentavano corromperla, e allora non ci si dovrebbe avvilire, come italiani, come fascisti e come professori, a chiamar danno – sia pure “passeggero” – quella che e’ una salutare, una benedetta liberazione. Supponiamo, per assurdo, il peggiore dei casi.

Supponiamo che non solo quei 98 non siano – come fa supporre “Vita universitaria” e come ci rifiutiamo di credere – degnamente sostituibili; ma che non siano sostituibili affatto.

Supponiamo che, per dannata ipotesi, non un assistente, non un incaricato, non un libero docente sia in grado di salire su una di quelle 98 cattedre. Ebbene? Avra’ perduto qualcosa per questo, la nostra cultura? No; perche’ quei 98 professori erano ebrei, quindi non erano italiani, quindi non appartenevano che in apparenza, ai puri e semplici effetti amministrativi, alla scuola italiana. Erano un corpo gia’ avulso da quello della nostra vita culturale; adesso tale separazione e’ stata sanzionata dalla legge. Ed e’ divenuto legalmente necessario colmare dei vuoti che culturalmente e politicamente gli interessati avrebbero dovuto provvedere a colmare gia’ da un pezzo.

 

Siamo dunque all’alba di una nuova scuola italiana. Sara’, finalmente, la nostra scuola? Le condizioni necessarie ci sono; Perche’ intervengano anche le sufficienti, e la gran macchina si metta in moto, occorre che, per quel che concerne i nuovi insegnamenti e i nuovi insegnanti nelle Universita’ italiane, non si proceda con la tecnica dell’intarsio, inserendo il nuovo nel vecchio, , in modo da creare, con nomi nuovi, una situazione in tutto simile alla precedente. E’ un grande, un arioso affresco murale, quello che dobbiamo dipingere; e raschiata a dovere la parete da tutti i residui del passato, bisogna su di essa far sorgere, far vivere , l’armonia mirabile di una scuola italiana, in tutta l’altezza del termine.

Il Ministro dell’Educazione ha annunciato l’istituzione di cattedre di razzismo in tutte le facolta’ universitarie. Il provvedimento e’ salutare.

Ma non puo’ essere che un primo provvedimento. In quel modo, infatti, gli studenti in Lettere, i futuri professori – quelli da cui, in fin dei conti, dipende l’avvenire, della scuola italiana – potranno penetrare i principi razzisti, e farsene gli assertori; se si continuera’ a insegnar loro la storia letteraria, la nostra storia letteraria, alla maniera di Croce; se dalle cattedre di storia si continuera’ a presentare l’Impero romano come un fenomeno europeo e il nostro risorgimento come un portato della Rivoluzione francese? Come potranno gli studenti di diritto intender la portata delle nuove leggi razziste se il problema della cittadinanza verra’ loro presentato alla maniera tradizionale (e non nostra)? Come potranno i futuri medici comprendere le basi scientifiche del razzismo, se i santoni della biologia nazionale non desisteranno dal predicar loro in nome di principi fondamentalmente antirazzisti?

Lo stesso discorso vale – naturalmente – per i libri di testo. A proposito dei quali occorre por mente a due gravissimi pericoli. Il primo e’ che gli autori ebrei cacciati dalla porta rientrino dalla finestra, attraverso un semplice mutamento di nomi sulle copertine; il che – tanto perche’ non ci si accusi di correre all’assalto dei mulini a vento – si e’ gia’ verificato ed e’ gia’ stato segnalato, sul “Tevere”.

Il secondo e’ che non si faccia, e sollecitamente, la necessaria pulizia anche fra i libri di autori ariani. Era in atto un processo di ebraizzazione della scuola italiana; e lo si e’ tempestivamente troncato. Troncato alla radice; ma alcune propaggini – quelle costituite dai cosiddetti ebraizzati – sono rimaste in vita e a vivere, e peggio, a generare, continueranno, se non si provvede in tempo. La scuola italiana non si fa con 98 nuove cattedre, ne’ con 998.

Si fa mettendo l’italianita’ alla base di ogni insegnamento.